Il Castello di Scilla

Questa settimana “pillole di storia” riprende un pezzo pubblicato su “La Voce del Sud”, il mensile dell’area grecanica.

Quest’estate “La Voce” compie i suoi primi 10 anni di attività. Su questo ponte ideale, realizzato narrando in un giornale dell’area grecanica di una perla della costa tirrenica, auguro, al giornale, di continuare su quella strada di apertura alle idee che da tempo percorre…

Domenico Guarna

 

L’origine del castello di Scilla si perde nei secoli, importantissimo snodo commerciale ed invidiabile postazione di controllo e di difesa già nel V a.C. svolgeva una funzione difensiva per la polis di Rhegion.

Strabone ne scrive (ci siamo già occupati di Scilla ed a link troverai la citazione di Stabone), racconta che Anassila, tiranno di Reggio, la fortifica, facendone una stazione navale e proteggendo lo Stretto dalle incursioni dei pirati.

Divenne mira dei siracusani di Dionisio il vecchio che la conquistò.

Intorno al 1000 d.C. i normanni, dopo aver conquistato Reggio, volgono lo sguardo verso Scilla.

Ruggero e Roberto il Guiscardo presero il castello dopo lungo assedio e solo per fame.

Arriviamo così al 1200, periodo importantissimo per Scilla e per il suo Castello, periodo nel quale il conte Pietro Ruffo di Catanzaro (cortigiano dello Stupor Mundi) occupò e fortificò il castello.

Con la dominazione aragonese, il maniero viene ulteriormente fortificato e passò al cavaliere castigliano Guttera De Nava, capostipite dei De Nava reggini. Qualche decennio dopo un suo nipote cedette il castello ad un altro Ruffo, cioè a Pietro Ruffo, conte di Sinopoli.

Il conte avviò una fase importantissima di modifiche ancora oggi visibili, come la scalinata con gli archi, il ponte d’accesso al palazzo e lo stemma sul portale, destinando l’antica fortezza a residenza nobiliare.

Sul finire del 1500 a tutto il 1600 con effetti anche nel secolo successivo, la famiglia Ruffo, che ottenne il principato nel 1578, governò ed influenzò positivamente la vita del paese, tanto da essere considerata una baronia illuminata.

Nel ‘600 con Giovanna Ruffo vennero avviate numerose opere di riforma finalizzate al benessere dei cittadini come la realizzazione di scuole, l’introduzione di ordini monastici con la finalità di assistenza della comunità.

Nel ‘700 il castello assiste ad una florida attività commerciale, Scilla sfrutta a pieno la sua posizione strategica e diventa punto nodale per gli scambi nel mediterraneo.

 

Tracce del passato nascoste in pieno centro

Proprio alle spalle della chiesa di San Giorgio al corso (intra) esiste un sito archeologico troppo spesso dimenticato ma che testimonia un periodo poco documentato della città di Reggio Calabria.

La storia moderna di questo sito nasce intorno al 1988, quando, durante dei lavori di ristrutturazione del cortile retrostante la chiesa attuale, affiorarono resti murari.

Il sito, di difficile lettura, documenta varie fasi edilizie successive.

Poco più in là del perimetro murario venne individuata un’area di sepoltura che termina sotto la chiesa di San Giorgio.

Lo scavo mise in luce un edificio di culto del quale sono ancora visibili gran parte del muro perimetrale nord, l’abside settentrionale, una porzione dell’abside centrale e parte di un pilastro che probabilmente reggeva l’arco trionfale.

All’area del presbiterio si accedeva attraverso dei gradini, sotto i quali insisteva una sepoltura, probabilmente di un personaggio influente della città.

Gli scavi hanno poi messo in luce alcuni ambienti di probabile datazione Ottocentesca: forse le cisterne di raccolta delle acque dell’orfanotrofio provinciale che insisteva proprio nell’area oggi occupata dalla chiesa di San Giorgio.

Ma è possibile stabilire a chi fosse dedicata questa chiesa? Pare di sì.

La teoria maggioritaria individua in questi resti la chiesa di San Giovanni Extra Muros (così definita perché esterna alla cortina difensiva di epoca normanna ma che poi venne inglobata dalle opere difensive successive), in stretta correlazione con il cenobio femminile dell’ordine benedettino di San Giovanni d’Ocaliva, documentato nei Regesti Vaticani dal 1183 al 1327.

Quell’area, successivamente, divenne il quartiere ebraico della città, (ecco perché ancora oggi quella via prende il nome di via Giudecca) e, probabilmente, proprio per la presenza di tale comunità, l’edificio venne abbandonato.

Sul finire del ‘500, Mons. Annibale d’Afflitto, nei resoconti delle sue visite pastorali, ci documenta che nell’area della parrocchia della Candelora si trovava la chiesa di San Giovanni Battista.

Nello stesso sito, sempre sul finire del ‘500, venne poi realizzata la chiesa di Santa Maria della Vittoria per celebrare la vittoria delle forze del Papa nella battaglia di Lepanto (è curioso notare come ancora oggi la chiesa di San Giorgio sia anche nota come Tempio della Vittoria, anche se in riferimento al primo conflitto mondiale).

Altri studiosi individuano nelle tracce murarie del sito la chiesa di Santa Maria di Pedoglioso, retrodatando l’edificazione al periodo bizantino e individuando nelle forme e nell’orientamento una chiesa di rito ovviamente ortodosso.

L’attribuzione potrebbe risultare dubbia: il fascino di questa pagina di storia, spesso celata ai nostri occhi è, invece, certo.

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#ArcheoTrekking a Reggio

archeotrekking

Il progetto #archeotrekking dal quale nasce il percorso proposto è il primo progetto realizzato dall’associazione e per questo gli siamo particolarmente legati.

Il percorso mira ad offrire un’esperienza unica e completa a contatto con la storia millenaria della città di Reggio Calabria.

#Archeotrekking nasce dalla volontà di far conoscere i vari siti archeologici, talvolta nascosti anche se in pieno centro storico, al fine di poter offrire un’alternativa ai soliti circuiti turistici.

Una passeggiata tra le strade ed i vicoli del centro di Reggio Calabria alla ricerca dei tanti siti e delle tante curiosità che la storia millenaria della città può offrire.

Il raduno e l’inizio del percorso sarà nella parte alta della città, all’inizio di Via Giulia con uno dei panorami reggini più suggestivi.

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inizio Via Giulia

(link Google Maps raduno e inizio percorso)

Subito dopo attraverseremo tutto il centro storico visitando l’area sacra Griso-Laboccetta, la Tomba Ellenistica, l’area del tempietto con il Castel Novo, le Mura Greche e le Terme Romane sul Lungomare.

Infine si procederà verso il Castello Aragonese e si concluderà l’anello dell’escursione nel punto di partenza.

PROGRAMMA

RADUNO PARTECIPANTI/REGISTRAZIONE 9.00

PARTENZA 9.30

FINE ESCURSIONE 11.30/12.00

DATI ESCURSIONE

COMUNE: REGGIO CALABRIA

ESCURSIONE: T (TURISTICA)

DIFFICOLTA’: BASSA

DISTANZA: 3,9 KM

RACCOMANDAZIONI

1 LT D’ACQUA

VESTIARIO LEGGERO

CAPPELLINO

OCCHIALI DA SOLE

INFO

Tel: 3489308724

Mail: ilgiardinodimorgana@gmail.com

CONTRIBUTO

5 euro per le attività dell’associazione

Max 20 partecipanti.

Prenotazioni entro il 30/06/2017

L’ESCURSIONE NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ASSOCIAZIONE  DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA DERIVANTE DA INFORTUNI.

Piccoli libri di metallo del “Regno dello Stretto”

Qualche mese fa ci occupammo della cosiddetta “area metropolitana” voluta da Anassila nel corso del V° secolo a.C che fece vivere alla città di Reggio un apice economico della sua storia millenaria. (link all’articolo “L’area metropolitana di Anassila”)

Quest’area, voluta dal Tiranno reggino, oltre ad un’ampia fetta di costa Jonica fino all’odierno Capo Spartivento, comprendeva anche la dirimpettaia Messina. Questo ampio controllo territoriale permetteva a Rhegion di dominare i traffici delle principali rotte commerciali.

Sicuramente uno dei tratti che caratterizzò il cosiddetto “Regno dello Stretto” fu la monetazione di quel periodo. Una monetazione unica sulle due sponde, che creò un unico mercato e che rende assolutamente evidente come la vita in questo tratto di terra e di mare ha una radice che spesso si è intrecciata.

Zancle, l’odierna Messina, inizia a battere moneta, prima di Reggio, intorno al 530 a.C.

Messina fase incusa
incuso Zankle

In queste prime monete compare al diritto una falce che simboleggia il porto (asset fondamentale per l’economia della città), un delfino e la legenda DanKle; al rovescio troviamo al centro una conchiglia tra forme geometriche incuse (cioè forme impresse in incavo sulla moneta).

Nel 510 a.C. anche Reggio inizia a battere moneta con un incuso raffigurante un toro a volto umano (che rappresenta un fiume) e una crisalide di cicala (nello stesso periodo anche Zancle emise una moneta con al diritto il tipo classico della falce e del delfino ed al rovescio le stesse immagini incuse)

Toro androprosopo Reggio
Incuso di Reggio

Si è molto discusso su questa raffigurazione, c’è chi sostiene che il fiume rappresentato sotto forma di toro a volto umano (androprosopo) rappresenti l’Apsias (l’odierno Calopinace, fondamentale nel mito fondativo della città) e chi sostiene invece che sia l’Alex, il fiume che segnava il confine tra le polis di Rhegion e Locri (per l’elemento aggiuntivo della crisalide di cicala collegata al mito di Eracle che sopitosi sulla sponda reggina dell’Alex chiese a Zeus di non far frinire più le cicale).

Messina successivamente venne conquistata dai Samii, inviati da Anassila, che emisero una breve monetazione (al diritto testa di leone ed al rovescio prora di nave e rostro samese).

Messina e Samesi
Monetazione dei Samii

Con l’avvento di Anassila nel 494 a. C., come detto, la monetazione cambiò sia nella sponda calabra che in quella sicula dello Stretto.

In un primo momento vennero emesse monete con al diritto la testa di leone ed al rovescio la testa di vitello (da Vitalia, Italia, la denominazione dell’area) con la legenda ad indicare se le monete fossero reggine o messinesi.

Anassila prima fase Reggio
Prima fase Anassila a Reggio
Anassila prima fase Messina
Prima fase Anassila a Messina

Nella seconda fase del regno di Anassila cambiano i tipi: al diritto biga di mule (Anassila vinse alle olimpiadi in quella specialità) ed al rovescio una lepre (pare che il tiranno introdusse quell’animale in Sicilia, alcuni studiosi ritengono però che le fonti indicanti l’introduzione delle lepri in Sicilia si riferiscano proprio alla moneta e non all’animale). Della monetazione resta l’indicazione dell’etnico e l’adozione della moneta resta costante su entrambe le sponde dello Stretto.

Anassila seconda fase Reggio
Seconda fase Anassila a Reggio
Anassila seconda fase Messina
Seconda fase Anassila Messina

Emissioni uniche anche in monete di minor valore con l’indicazione della provenienza al rovescio

Con la caduta della dinastia di Anassila, paradossalmente, Messina continua a battere i medesimi tipi monetali, mentre Reggio cambia radicalmente.

In un primo momento la polis di Rhegion batte una moneta con testa leonina al diritto ed al rovescio il mitico fondatore Iocastos.

Reggio prima fase post Anassila
Reggio prima fase post Anassilaidi

In un secondo momento invece al rovescio comparirà il Dio Apollo.

seconda fase post Anassila
Reggio seconda fase post Anassilaidi

Questa in breve la storia della monetazione del “Regno dello Stretto”, un argomento così delicato e complesso potrebbe essere trattato con maggiore profondità, ma anche così ci si accorge come già nel 494 a.C. si capì che la fortuna di quest’area geografica non può che essere quella di un’integrazione reale tra le due sponde dello stretto.

Queste monete ce lo certificano, ribadendo ancora una volta che la numismatica ci racconta di libri di metallo ricchi di capitoli di storia.

L’arte nascosta in piena vista

Uno dei luoghi meno conosciuti della nostra Reggio, è sicuramente la Chiesa del Santo Cristo, si, so cosa vi state chiedendo, “e qual’è questa chiesa?”…

Lo so per esperienza, fino all’anno scorso anch’io mi chiedevo quale fosse questa chiesa e una volta individuata, iniziai a chiedermi cosa contenesse al suo interno…

Stano non averla mai notata, eppure si trova vicino la sede della mia vecchia università, la chiesa del Santo Cristo, infatti, si trova proprio nella discesa di Via del Valentino ad incrocio con Via Plutino, proprio di fronte Palazzo Zani sede della facoltà di Giurisprudenza.

Questa chiesa, come molte altre della nostra città risale alla prima parte del novecento, fu costruita proprio in quel luogo dopo il terremoto del 1908. Proprio come molte altre chiese della nostra città, custodisce però, al suo interno, tracce molto più antiche del nostro passato.

Questo edificio, è strettamente collegato alla storia di una delle confraternite più antiche della nostra città, la Confraternita dei Bianchi, che nasce nel 1539 e si insedia in città nel 1548 presso la chiesa di Santa Maria della Melissa.

Le prime attività della confraternita durarono fino al 1594 data in cui un’ incursione turca devastò molti edifici di culto. I Bianchi rientrarono in città nel 1616 con l’attribuzione dell’arcivescovo del tempo, monsignor D’Afflitto, della chiesa di Santa Margherita all’ospedale.

Particolare fu il compito attribuito alla confraternita dal D’Afflitto, che la impegnava a dare giusta sepoltura ai condannati a morte, oltre a riconoscere un posto d’onore nelle varie processioni cittadine, posto ancora oggi conservato.

La confraternita deve il proprio nome al colore degli indumenti indossati, sacco, cappello e cingolo erano, di fatti, interamente bianchi.

Il terremoto del 1783 distrusse la chiesa sede della confraternita e nel 1826 venne edificata la chiesa del Sangue di Cristo, comunemente nota come chiesa del Santo Cristo che venne distrutta anch’essa dal sisma del 1908, per essere riedificata nel 1936 con le fattezze che oggi possiamo ammirare.

La chiesa è un vero e proprio scrigno, oltre ad un soffitto a cassettoni molto pregevole, custodisce al suo interno un Ecce Homo  di pregevole fattura oltre ad un altare un tempo collocato nella cattedrale i cui elementi fondamentali vennero trasferiti e ricomposti dopo il terremoto del 1908 come altare principale della chiesa, dalla nobile famiglia Tripepi i cui stemmi ancora adornano il manufatto.

La confraternita custodisce anche una statua lignea processionale raffigurante un Cristo deposto, ed un tempo la chiesa era adornata con due opere raffiguranti San Giuseppe con Bambino e San Giovanni decollato trafugate qualche anno fa da qualche “imbecille”.

La chiesa Del Santo Cristo rappresenta una delle tracce più significative della nostra città e a breve tornerà visitabile attraverso il progetto “Chiese Aperte” che garantirà aperture per i Weekend dell’estate. Un passo certo, che per quanto estremamente significativo, deve essere accompagnato da una maggiore apertura al pubblico della chiesa, e da una maggiore diffusione delle bellezze in essa contenute.

Gallicianò, tra i Greci di Calabria

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Calos irthete, ode manacho stes oscie fortomene ascepono ce asce tragudia.

Che tradotto dal greco di Calabria vuol dire: Benvenuti (a Galicianò), qui solo tra le montagne cariche di dolore e di canti.

E’ questo il benvenuto che si riceve al belvedere del Calvario, un meraviglioso balcone con vista sull’intero paese.

Le origini storiche del paese si perdono nei secoli, la prima attestazione documentale risale al 1060 nel Brebion della Chiesa Metropolita di Reggio Calabria, individuato con il nome di “To Galikianon”, ma la lingua ci conferma una tradizione molto più antica.

Di fatti pare che Gallicianò sia stato fondato dagli abitanti di Amendolea alla ricerca di un posto ancora più sicuro ed interno.

Tutta da indagare invece la storia legata al primo insediamento monastico in località “Grecia”, su di uno sperone roccioso poco più su dell’attuale borgo, di cui restano oggi solo alcuni ruderi.

Il borgo fu sede comunale fino alla metà dell’800 fu danneggiato dal terremoto del 1783 e come moli altri borghi dell’area fu flagellato dalle alluvioni del 1951 e del 1971, oggi è frazione del comune di Condofuri.

Il nostro percorso inizierà proprio dal meraviglioso terrazzo del Calvario

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Calvario, raduno ed inizio percorso

(link google maps)dove imboccheremo il sentiero che tra un affaccio e l’altro sul torrente

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(Focolio visto da uno dei terrazzi del percorso)

sottostante ci porterà fino all’antico mulino di Focolio

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(l’antico mulino)

che raggiungeremo dopo aver attraversato la Fiumara, che ci permetterà di rigenerarci con le sue acque cristalline.

Approfittando nuovamente della frescura delle acque dell’Amendolea,

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(la Fiumara Amendolea)

attraverseremo nuovamente il torrente e riprenderemo il sentiero che ci porterà al Borgo di Gallicianò, l’acropoli dei greci di Calabria, dove pranzeremo con pane di grano e prodotti tipici locali, il tutto accompagnato da ottimo vino del posto.

Dopo pranzo, una imperdibile visita alle unicità del borgo, come la chiesa ortodossa di Santa Maria di Grecia, la Fontana dell’Amore, il Museo Etnografico, e la chiesa di San Giovanni Battista.

 

PROGRAMMA

RADUNO PARTECIPANTI/REGISTRAZIONE 8.30

PARTENZA 9.00

ARRIVO FOCOLIO 10.30

RIENTRO GALLICIANO’/PRANZO 13.30

FINE ESCURSIONE AL BORGO 17.30 /18.00

DATI ESCURSIONE

COMUNE: CONDOFURI

ESCURSIONE: E (ESCURSIONISTA)

DIFFICOLTA’: MEDIA

DISTANZA: 4 KM (COMPLESSIVI)

DISLIVELLO 600 MT

RACCOMANDAZIONI

2 LT D’ACQUA

VESTIARIO LEGGERO E SCARPE DA TREKKING

MAGLIETTA E CALZE DI RICAMBIO

SI CONSIGLIA ASCIUGAMANO DA UTILIZZARE DOPO GLI ATTRAVERSAMNETI DEL TORRENTE

CREME SOLARI

CAPPELLINO

OCCHIALI DA SOLE

INFO

Tel: 3489308724

Mail: ilgiardinodimorgana@gmail.com

CONTRIBUTO

10 euro per le attività dell’associazione e pranzo a base di pane di grano (fatto per l’occasione da uno dei forni storici del borgo) imbottito con prodotti tipici

 

Max 20 partecipanti.

Prenotazioni entro il 09/06/2017

L’ESCURSIONE NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ASSOCIAZIONE  DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA DERIVANTE DA INFORTUNI.

Le conclusioni del Convegno

ECOTURISMO: TRA AREE INTERNE E REALTÀ POSITIVE

Il tema turistico, nella sua declinazione eco-sostenibile, nasce quasi come una provocazione. La provocazione è quella di scegliere questo tema per un seminario (svoltosi al Santuario San Gaetano Catanoso) da sempre marginalizzato dai circuiti turistici.

Chiaro è che anche questo luogo presenta delle criticità logistiche, come il necessario potenziamento dei mezzi pubblici o l’assenza di parcheggi per chi decide di raggiungere con la propria vettura questi spazi. Al momento, credo sia necessario far conoscere la storia di questi luoghi.

La sfida, infatti, è proprio quella di far conoscere fisicamente questo luogo: questo è il fil rouge che lega tutti gli eventi proposti fino a questo momento.

Nel merito, il concetto di eco-turismo viene elaborato nei suoi contenuti essenziali tra gli anni ’80 e ’90 con i principi di sostenibilità e responsabilità.

Nel 1988 l’Organizzazione Mondiale del Turismo afferma che il turismo sostenibile è costituito da quelle attività che si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterando l’ambiente (sotto l’aspetto naturale, sociale ed artistico) e non ostacolando o inibendo lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche.

Tali principi vengono poi ripresi nel 2002 (anno internazionale dell’eco-turismo) nella dichiarazione del Quebec proprio sull’eco-turismo. Essa contiene raccomandazioni ai vari livelli di governo per favorire la nascita di piccole/medie imprese operanti nel settore, sempre nel quadro di conservazione delle aree protette.

Attraverso questo lavoro si va oltre il concetto di turismo ecologico per approdare al concetto di eco-turismo inglobando gli aspetti del rispetto della comunità locale ed il suo sviluppo economico.

Tenendo fermi alcuni capisaldi come:

  • sviluppo sostenibile del settore turistico,
  • minimizzazione dell’impatto ambientale,
  • attenzione su di una filosofia biocentrica,
  • rispetto dell’ecoturista per l’ambiente,
  • incontro diretto con l’ambiente.

La sfida è coniugare questi principi alla nostra realtà territoriale, sia nelle aree interne che sotto il profilo storico/culturale, per andare ad aggredire quel settore di turismo esperienziale che potrebbe rappresentare alle nostre latitudini una vera svolta per l’offerta turistica.

Coniugare quindi tutte queste potenzialità tra aree interne e patrimonio storico/culturale e, perché no, anche religioso.

Non credo sia utopico plasmare questi principi anche sulla vita di San Gaetano Catanoso, pensando ad un circuito tra Chorio di San Lorenzo, Pentedattilo e Reggio. Ma questo è un obiettivo che continua a guidarci e che verrà presto approfondito.

I temi trattati dai relatori impegnati nel convegno hanno posto in chiara luce le potenzialità della nostra terra e delle persone che la abitano.

Giuseppe Mangano, architetto, co-fondatore e presidente di Pensando Meridiano, attualmente svolge studi di dottorato di ricerca presso l’Università della Calabria con una tesi sui “Processi innovativi per le comunità emergenti delle aree interne” (la cui sperimentazione è condotta con il Rural Making Lab di PM, laboratorio permanente di innovazione per lo sviluppo locale sostenibile delle aree interne), ha esposto nella sua relazione le attività già disseminate nel territorio calabrese e non solo.

Attenzione particolare è stata riservata alle tattiche di innovazione sociale per i territori interni come l’opera collettiva di rigenerazione di Zagarise all’interno del Giardino delle Esperidi Festival e il Rural Making Lab di Belmonte che verrà posto in essere con la OPENS SCHOOL ErgoSud III° edizione dal 19 al 21 maggio 2017.

La Dott.ssa Marilena Avenoso, laureata in Beni Culturali (indirizzo Storico-Artistico) presso l’Università degli Studi di Messina, specializzata in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha relazionato sui servizi aggiuntivi della Coop. Soc. Clevers di Bova Marina che opera presso il parco archeologico Archeoderi.

Sono state sviscerate tutte le peculiarità del sito ponendo l’accento anche sulle similitudini del pavimento musivo con quello del sito archeologico di contrada Palazzi di Casignana.

Una volta analizzata la ricchezza delle aree interne e l’aspetto culturale/archeologico, l’ultimo intervento ha analizzato le attività e l’offerta di turismo ecosostenibile dell’associazione Kalabria Experience.

L’intervento conclusivo di Sebastiano Stranges, tra i soci fondatori di Kalabria Experience, ricercatore, storico, ex-ispettore onorario del MIBACT ha anche rappresentato un focus sulla storia di Brancaleone Vetus.

Altri interessanti spunti sono stati offerti da due ospiti.

La Dottoressa Rossella Agostino, direttrice del polo museale di Locri e responsabile anche del parco Archeologico Archeoderi di Bova Marina che ha posto l’attenzione sul ruolo fondamentale delle associazioni nella promozione e nello stimolo alle istituzioni. Ricordando in ultimo come sia di fondamentale importanza collaborare al fine di rendere raggiungibile alcuni siti di grande interesse ma che vengono marginalizzati dai trasporti pubblici.

Il Sindaco di San Lorenzo, Bernardo Russo, ha evidenziato ancora una volta come sia necessario uscire dai particolarismi a dalle secolari divisioni per offrire strategie di sviluppo integrate.

In conclusione, questo seminario nato come provocazione ma anche come veicolo di promozione delle buone passi nel settore eco-turistico, adesso diventa scommessa. La scommessa è quella di far diventare questa manifestazione ciclica, magari con cadenza annuale, dove poter approfondire le tematiche del settore turistico e contemporaneamente accendere sempre di più i riflettori sui luoghi di San Gaetano Catanoso.

 

Dr. Domenico Guarna

Pres. Ass. Cult. “Il Giardino di Morgana”

convegno ecoturismo