E’ il 15 febbraio, buon Lupercalia a tutti.

Lupercali di Camassei
Lupercali di Camassei oggi al Prado (XVII sec)

Un mese molto particolare quello di febbraio per i nostri antenati romani. Cominciamo con il dire che nel calendario c.d. di Romolo composto da 10 mesi  febbraio non appariva. Si dovrà attendere il c.d. calendario di Numa composto invece da 12 mesi, che probabilmente è da attribuire agli ultimi re di Roma, quelli della dinastia etrusca, per vedere l’apparizione di Gennaio (dedicato al dio Giano che vigilava sui passaggi e sugli inizi) e di Febbraio.

 

Ma perchè questo nome?  Con buona probabilità questo deriva dal termine latino februa che indicava tutta una serie di elementi atti alla purificazione, come quelli usati dai Luperci.

Come sempre accade però, una risposta da il via ad una serie di domande visto che probabilmente vi starete chiedendo chi fossero questi Luperci. Quest’ultimi erano una delle “confraternite” presenti nella ritualità della religione romana insieme a molte altre come le Vestali, i Sali, i Feziali e gli Arvali.

Erano i Luperci a svolgere un ruolo fondamentale nella festività dedicata al dio Fauno che ricorreva proprio il 15 di Febbraio.

 

Nel giorno dei Lupercalia i confratelli, dopo aver sacrificato un capro, scorazzavano per il Palatino seminudi, solo parzialmente coperti da vello di animali e sverzavano con delle fruste le donne che incontravano sul loro cammino, sia gravide ma soprattutto sterili, ritenendo che questo rito potesse restituire loro la fertilità.

Una prassi questa che affonda le proprie radici nella storia ancestrate dei romani. Così li definisce Cicerone nel Pro Caelio confraternita selvaggia, puramente pastorale e rustica, anteriore alla civiltà ed alle leggi“.

Ma qual’è la motivazione di questo rito? Potrebbe essere una rappresentazione delle forze primitive sotto forma di lupi che invadono gli spazi dell’antica città, il Palatino appunto, o una  purificazione prima dell’inizio del nuovo anno che fino alla bassa epoca repubblicana si festeggiava alle calende (il primo) di marzo? Forse i lupercalia contenevano un po’ dell’uno ed un po’ dell’altro.

Un elemento ulteriore ci è offerto dal capitolo conclusivo di questa ricorrenza voluto da papa Gelasio I.  Il pontefice infatti dispose la sopressione di questo antichissimo rito introducendo la festività della PURIFICAZIONE della Vergine originarimante prevista il 15 febbraio e poi spostata al 2 dello stesso mese. Ed ecco quindi che il concetto di purificazione riemerge nuovamente in un contesto religioso completamente modificato.

Papa Gelasio I
Papa Gelasio I (foto wikipedia)

Una storia questa che testimonia in modo chiaro una certa continuità in un contesto, quello della religione romana, che nei secoli ha conosciuto molti cambiamenti dovuti anche alle tante influenze, come quella etrusca e quella greca o infine quelle provenienti da Oriente. I Lupercalia invece accompagnano i romani e la loro religione dagli albori fino al superamento del paganesimo.

 

Il Musaba, il sogno di Nik ed Hiske a Mammola

prospettive del Musaba

Il Parco Museo Musaba è esso stesso un opera d’arte in continua evoluzione, un’ idea ed una visione che si plasma e si modifica da 50 anni.

E’ il 1969 quando Nik Spatari e Hiske Mass iniziano questo lungo viaggio che oggi noi conosciamo con il nome di Musaba.

Un parco, un museo ed un laboratorio dove arte, paesaggio, storia e architettura si fondano in un’area che oggi è di 7 ettari ma che in principio consisteva nell’area dove oggi insiste la foresteria e la struttura ad essa vicina che in passato fu la stazione della Calabro-Lucana.

Tantissime le opere qui custodite frutto anche di prestigiose collaborazioni internazionali o parto del genio di Spatari, come i mosaici della foresteria o l’Ombra della Sera, monumentale struttura di 15 metri, la Rosa dei Venti e l’Opera Universale divenuto simbolo del museo con la sua mole ispirata forse ad una vela o una cattedrale o ancora a dei raggi solari che si dipanano da un punto per irradiare il tutto.

 

Il capolavoro però è custodito nella cappella della grangia di Santa Barbara dove Spatari ha concepito il “Sogno di Giacobbe” quello che viene definito la “Cappella Sistina Calabrese”.

dav

Spatari si rivede in Giacobbe e nei doppi che caratterizzano la vita del terzo patriarca. L’arista lo raffigura con i suoi tratti durante tutti gli episodi della complessa vita del personaggio bibblico.

dav

Spatari ci racconta di se attraverso quest’opera ma anche attraverso tutto il Musaba permeato della sua concezione di commistione di principi antichi interpretati da lui e tramandati ai posteri. Chiarissimo esempio è l’utilizzo dei triangoli nelle sue opere, rimando al pitagorismo ed a Pitagora, che Spatari individua come fondamentale per la cultura mediterranea, e che servono all’artista a dare profondità.

Sabalizard nei pressi del Torbido

Ma la mission del Musaba è anche quella di rimanere un vero laboratorio rinascimentale nel quale il maestro trasmette la sua arte agli allievi. Questo al parco è possibile attraverso stage o campi didattici aperti ad artisti ed anche alle scuole.

E’ una fortuna per la nostra terra poter ospitare un luogo come il Musaba. L’esempio di Nik ed Hiske ci parla di tenacia, di obiettivi da raggiungere e di visione orientata verso il futuro ma con i piedi sempre ben piantati nella natura e nella storia dei luoghi.

(L’articolo è stato pubblicato nella rubrica “Ecoturismo e Beni Culturali” de “La voce del Sud)

Placanica, un gioiello nascosto

Il borgo di Placanica
Panorama di Placanica

Esiste un borgo ai confini della provincia di Reggio Calabria che nei secoli ha sempre conservato la capacità di stupire i visitatori.

Placanica ha tutte le caratteristiche per affascinare i viandanti che si accostano al centro, una posizione invidiabile incastonata com’è tra valli che degradano talvolta dolcemente altre volte a picco, un patrimonio monumentale invidiabile con il castello che troneggia sull’intero borgo ed infine un passato tutto da raccontare che vide a Placanica personaggi illustri come Campanella che proprio nel convento domenicano di Placanica prese i voti.

Così ad esempio il 18 agosto del 1847 Edward Lear descriveva il borgo nel suo “Diario di un viaggio a piedi”: “Lasciamo la città alla nostra sinistra (si riferisce a Stignano), ci siamo precipitati in una profonda vallata fra pendii coperti di oliveti, e, arrampicandoci sopra il lato opposto, siamo subito arrivati a Motta Placanica, una delle vere caratteristiche città calabresi. Come le altre in queste strane colonie, questo posto non ha profondità, ma è come se fosse solo una superficie, essendo le case costruite un sopra l’altra sugli orli ed in crepacci, sulla facciata di una grande roccia sollevata in una cima, e il suo più alto pinnacolo adornato da un moderno palazzo. Non si può immaginare lo strano effetto che fanno queste città, persino per quelli abituati alle irregolarità delle architetture del sud Italia; Motta Placanica sembra costruita per essere una meraviglia per il passante”.

Il borgo mantiene intatta questa capacità di stupire i visitatori che si avvicinano a questo piccolo gioiello purtroppo poco conosciuto ma dalle potenzialità turistiche infinite. Placanica offre  un percorso ad anello che parte poco più su della piazza del Municipio dedicata all’eroe di guerra Tito Minniti (si, proprio l’aviatore al quale è intitolato l’aeroporto reggino che ebbe natali a Placanica per poi morire in Africa catturato dopo l’abbattimento del suo veivolo impegnato in ricognizione) nei pressi dell’arco in muratura che sostituì il ponte levatoio che permetteva l’ingresso nella cittadella fortificata e prosegue poi nel convento domenicano, per le vie recentemente abellite con splendidi murales, alla torre urbica per poi giungere al castello ed alla chiesa di San Basilio Magno che rappresenta una perla che da sola vale la visita del borgo.

Il percorso poi si conclude con la discesa verso i resti del convento francescano e la torre difensiva e campanaria con i resti della cinta muraria.

Placanica ha il fascino antico di un borgo che trae la sua origine in secoli remotissimi probabilmente nel X d.C. ed il cuore medievale del borgo è ancora forte e palpitante e permetterebbe, con un connubio legato al turismo religioso prevalentemente orientato al santuario della Madonna dello Scoglio, margini di crescita economica considerevoli.

Le difficoltà chiaramente non mancano ma potremmo prendere come esempio la famiglia dei Clemente che resero Placanica un borgo ricco d’arte e seppero essere magnanimi con la popolazione. Oggi, non c’è da aspettare la benevolenza di un “nobile” ma invocare a gran voce le forze giovani e positive di quel territorio che come dimostra l’ass. Innovus sono già in cammino.

Placanica con Innovus
Innovus per i vicoli di Placanica

(L’articolo è stato pubblicato nella rubrica “Ecoturismo e Beni Culturali” del periodico “La voce del Sud”)

Premio di poesia San Gaetano Catanoso

Ecco il bando della terza edizione del concorso di poesia dedicato a San Gaetano Catanoso. In fondo al testo è disponibile la versione scaricabile.

premio di poesia san gaetano catanoso

 

III° Premio di poesia “San Gaetano Catanoso”

Le Associazioni “La Voce del Sud”, “Gallicianò Centro Studi Grecofono”, “Amici del Volto Santo di San Gaetano Catanoso” ed “Il giardino di Morgana” indicono la seconda edizione del “Premio di poesia San Gaetano Catanoso” con l’intento di creare un momento di crescita culturale che divenga un appuntamento fisso nel calendario delle iniziative che si svolgono nel quartiere della città di Reggio Calabria in cui insiste il Santuario del Volto Santo di San Gaetano Catanoso, patrono della provincia reggina. Si intende, altresì, promuovere lo sviluppo e la diffusione dell’ars poetica come attività creativa capace di trasmettere emozioni, valori ma anche tradizioni, usi e costumi.

ART. 1

REQUISITI E MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

1. Al Premio possono partecipare tutti i poeti che abbiano raggiunto la maggiore età.

2. Le poesie ammesse al Premio dovranno essere scritte in lingua italiana, oppure in dialetto calabrese.

3. Tutti i dati inerenti l’autore e l’opera dovranno essere inseriti all’interno di una scheda di partecipazione e comunicati al seguente indirizzo di posta elettronica: amicisangaetanocatanoso@gmail.com. La scheda di partecipazione dovrà contenere: nome e cognome dell’autore, data e luogo di nascita, un indirizzo di posta elettronica ed un recapito telefonico per le comunicazioni ed il titolo della poesia.

4. Le poesie non dovranno in alcun punto recare indicazione del nome dell’autore o altro riferimento che consenta il riconoscimento di quest’ultimo. Il nome dell’autore con i relativi dati personali dovranno essere indicati sulla scheda di partecipazione.

5. Sono ammesse anche le poesie già premiate e pubblicate in altri concorsi, purché i diritti siano rimasti di esclusiva proprietà dei singoli autori.

Art. 2

SEZIONI

1. Il Premio si articola in due sezioni:

– Sezione A: poesia in lingua italiana a tema libero;

– Sezione B: poesia in dialetto calabrese a tema libero;

– Sezione C: poesia a tema specifico in lingua italiana;

– Sezione D: poesia a tema specifico in dialetto calabrese.

2. Ogni autore può partecipare con un massimo di due poesie.

Art. 3

TEMA PER LE SEZIONI “C” E “D”

  1. Per le sezioni “C” e “D”, ovvero le sezioni a tema specifico, le poesie dovranno riguardare il seguente argomento: “I luoghi di San Gaetano Catanoso: Chorio di San Lorenzo, Pentedattilo e Reggio Calabria”.

Art. 4

ONERI E SCADENZA

Per poter partecipare al concorso è necessario effettuare un versamento di euro 5,00, a titolo di oneri di partecipazione, per ogni poesia inviata, tramite bonifico intestato a:

LA VOCE DEL SUD – codice IBAN

IT47H0760116300000097306336.

  1. Le opere, corredate da una scheda anagrafica e dall’attestazione dell’avvenuto pagamento, dovranno pervenire entro il 15.04.2019 al seguente indirizzo di posta elettronica: amicisangaetanocatanoso@gmail.com oppure potranno essere consegnate, brevi manu, presso il Santuario del Volto Santo di San Gaetano Catanoso, contattando il numero: 3489308724. In tale occasione potranno essere pagati anche gli oneri di partecipazione.

  2. Info: amicisangaetanocatanoso@gmail.com oppure il numero 3489308724.

Art. 5

PREMI

  1. Verranno premiati i primi tre classificati per ogni sezione.

  2. Tutti i partecipanti riceveranno unattestato di partecipazione.

Art. 6

DATA DI PREMIAZIONE

La cerimonia di premiazione si terrà il 19 maggio 2019, alle ore 17,30 presso l’Auditorium del Santuario di San Gaetano Catanoso di Reggio Calabria.

Art. 7

 GIURIA

I componenti della giuria esaminatrice, formata da persone qualificate, saranno resi noti all’atto della premiazione. Il giudizio della giuria è insindacabile.

 

ART. 8

TUTELA DATI PERSONALI.

I dati personali dei partecipanti saranno tutelati in base al Decreto Legislativo n° 196 del 30 giugno 2003 ed all’art. 13 del GDPR 679/16. Tali dati non saranno comunicati o diffusi a terzi a qualsiasi titolo. Ciascun concorrente autorizza la pubblicazione gratuita delle opere inviate con il proprio nominativo. Le opere non saranno restituite e viene autorizzata l’Organizzazione del Concorso al trattamento dei dati personali finalizzati allo svolgimento del Concorso (D. L.196/2003).

Art. 9

ACCETTAZIONE DEL REGOLAMENTO

  1. La partecipazione al Premio implica la totale accettazione del presente regolamento. La mancata osservanza di un solo articolo di questo bando comporterà l’automatica e immediata esclusione dal Premio del trasgressore. La Segreteria del Premio si riserva la facoltà di modificare il presente regolamento, ove si verificasse la necessità di farlo.

  1. Per ogni eventuale comunicazione o chiarimento relativo alle modalità di partecipazione al concorso è possibile contattare il seguente indirizzo di posta elettronica: amicisangaetanocatanoso@gmail.com oppure il numero 3489308724.

III premio San Gaetano Catanoso

 

 

 

 

La Via dei Borghi 2018

la via dei borghi a bruzzano
Arco Carafa (ph Alessandra Moscatello)

E’ passato praticamente un anno da quando, quasi per scommessa, è nata l’idea de La Via dei Borghi. Un viaggio nato dalla sinergia tra le associazioni Kalabria Experience e Il Giardino di Morgana che si è articolato in un calendario di otto escursioni suddivise in due gruppi, intervallati dal periodo estivo, e finalizzato a permettere una fruizione dei borghi aspromontani in periodi di scarsa affluenza turistica.
Il progetto, articolato su più tappe, si prefiggeva una destagionalizzazione del flusso turistico attraverso una presenza sul territorio con un approccio eco-sostenibile ed esperienziale.

La convinzione di fondo è che il turismo lento e la comprensione dei luoghi, permettono una maggiore conoscenza nel territorio di residenza (nel caso di residenti) o di destinazione (nel caso di non residenti) nei fruitori del progetto, che indirettamente diventano “ambasciatori” attraverso varie forme di comunicazione, come ad esempio la condivisione di foto e video sui social network.

Ed ecco i numeri prodotti:

Report La via dei Borghi.jpg

 

Questi i dati che permettono, in modo eccessivamente sterile, di sintetizzare un anno ricco di storie reccontate ma anche da raccontare, a partire dal giorno della presentazione a Condofuri Marina nel cuore dell’Area Grecanica e via via poi in tutti questi lunghi mesi, dove anche il maltempo spesso ha deciso di unirsi al gruppo.

presentazione a condofuri
Presentazione  (ph Alessandra Moscatello)

Sono stati 455 i partecipanti totali (120 Motta San Giovanni – Lazzaro, 70 Gallicianò – Amendolea, 53 Bova, 85 Valle degli Armeni, 53 Placanica, 34 Sant’Agata del Bianco, 19 Bovalino – Condojanni, 40 Mammola) , con una buona dose di presenze costanti, durante le otto tappe del programma.

 

Tante le istituzioni, le associazioni e le guide locali coinvolte che hanno costituito la vera ossatura di questo lungo viaggio fatto di attese, difficoltà ma anche di tantissima bellezza condivisa.

Tre gli eventi collegati. Già a partire dalla prima tappa con la presentazione del volume “Edward Lear, tra Motta San Giovanni e la Bovesìa. La Storia del Gran Tour nella Calabria Meridionale” dei Prof. Saverio Verduci e Anna Rita Mazzitelli guide d’eccezione al Castello di Motta e poi nello splendido Antiquarium di Lazzaro. Tanta l’emozione anche all’inaugurazione dell’area dei frantoi a Gallicianò finalmente restituita alla collettività grazie agli sforzi del Centro Studi Grecofono, Calabria verde e l’aministrazione comunale,  guidata al tempo dall’ex sindaco Mafrici.  Infine il battesimo della nuova cartellonistica di Brancaleone Vetus frutto degli sforzi della locale Pro Loco

 

Sono state 8 le aziende coinvolte durante la stagione, ed il dato deve assolutamente essere migliorato visto che il progetto è finalizzato oltre che alla conoscenza del territorio e delle sue bellezze storiche, archeologiche, architettoniche e paesaggistiche anche alla messa in contatto con il sistema produttivo locale, fatto di tante piccole realtà a loro modo speciali e spesso uniche come la storia di Pasquale e del suo locale Gròmu a Condojanni.

fbtmdn
Gròmu a Condojanni

Un anno questo che ci ha permesso di conoscere una realtà palpitante fatta di bellezza senza tempo e di occhi curiosi con un’estrema voglia di conoscere la nostra terra. Il nostro augurio, ringraziando tutti per l’affetto, è di riuscire anche per la prossima stagione di coniungare entrambe le cose.

#PameAmbrò

 

 

L’ Antiquarium Leucopetra di Lazzaro

antiquarium lazzaro1
Lucerna (ph Massimo Collini)

Tra le tante attrazioni che l’area di Motta San Giovanni – Lazzaro presenta, sicuramente l’Antiquarium Leucopetra rappresenta il giusto punto di partenza dal quale poi prendere le mosse per la scoperta di un territorio già importantissimo in antico per la sua posizione geografica e per le sue produzioni artigianali.

Così ad esempio Strabone nel suo De Geografia: “Chi naviga da Rhegion verso levante per una distanza di 50 stadi, trova quel promontorio che dal colore chiamano Leucopetra, col quale, dicono, finiscono gli Appennini”.

Leucopetra poi fu meta anche di una delle figure più importanti ed interessanti della storia romana, Cicerone, che intorno al 43 a.C. proprio nel territorio dell’odierna Lazzaro soggiornò presso l’amico Publio Valerio.

L’Antiquarium prospicente alla piazza della chiesa principale di Lazzaro è uno scrigno che conserva le tante pagine di storia che quel territorio da secoli esprime. I reperti più significativi provengono principalmente dal vicinissimo sito archeologico che, diciamocelo francamente, meriterebbe migliore fortuna visto che ormai da troppo tempo attende una fruibilità al pubblico che per motivi di sicurezza tarda ad arrivare.

Sono tanti i pezzi della collezione che colpiscono l’attenzione dei visitatori come i frammenti di sarcofago o le tracce di cultura ebraica o il piccolo tesoretto composto da 11 monete d’oro del V d.C. seppellite dal proprietario che poi molto probabilmente non ebbe modo di recuperarle (oggi il tesoretto anche se riportato nelle tabelle illustrative non è però visibile direttamente).

Tra questi reperti poi come non citare le “ghiande missili” piccoli proiettili da lancio che le legioni romane utilizzavano per scagliarle contro i nemici. Quelle esposte appartenevano alla X LEGIO FRETENSIS la decima legione dello Stretto voluta da Augusto per contrastare Sesto Pompeo proprio nell’area dello Stretto.

ghiande missili lazzaro
Ghiande missili

E’ facile intuire come siano tante le storie che l’Antiquarium di Lazzaro può raccontare, e consigliamo sempre di contattare la locale Pro Loco sempre attiva nel divulgare un territorio ricchissimo tramite i vari canali social e poi ovviamente indossare occhi curiosi.

 

 

A Bagnara dove l’ Aspromonte precipita nel Tirreno

chiesa carmelo bagnara

Bagnara è un borgo normanno in terra greca, possiamo definirlo così questo splendido centro affacciato sul mar tirrenno.

Nonostante si ipotizzino origini molto più remote le prime attestazioni storiche risalgono all’ XI secolo d.C. quando sotto i normanni l’area divenne prima prima uno snodo logistico e poi vide la fondazione, nel 1085 dell’abbazia di Santa Maria e dei XII apostoli nell’area della rupe “Martorano”.

Proprio in questo periodo il centro acquisisce importanza strategica per la sua collocazione geografica e per questo i normanni decisero di migliorarne le difese.

Nel secolo successivo Bagnara incrocia il suo destino con Riccardo d’Inghilterra che coinvolto nella III’ Crociata sbarcò in Sicilia per risolvere una disputa ereditaria nella quale era coinvolta la sorella Giovanna vedova di Guglielmo II.  Per far pressione e riottenere la dote della sorella da Tancredi, Riccardo, prese la città di Bagnara nell’ottobre del 1190. Alla fine Riccardo ottenne quanto richiedeva e potè ripartire per la Terra Santa.

Molto importanti per la storia del centro affacciato sulla Costa Viola furono anche le confraternite religiose. Ad esempio la seicentesca “Nobile Arciconfraternita di Maria SS. Del monte Carmelo” della quale oggi a Bagnara è visitabile un piccolo museo annesso allo splendido edificio di culto realizzato agli inizi dell’800, dopo che il precedente venne distrutto dal devastante terremoto del 1783.

Oggi il borgo ha tanto da offrire, qui è semplice mescolare le attrattive che singolarmente si possono trovare in moltissimi centri ma che qui trovano quasi una sintesi perfetta. Il mare certo presenta la vocazione fondamentale ma non bisogna trascurare l’incredibile ricchezza della parte interna, raggiungibile rapidamente e dalla quale si dipanano percorsi Trekking che tolgono il fiato.

Un borgo però che forse più di altri richiede la fruibilità dei suoi luoghi identitari. Con un semplice percorso a piedi sono facilmente raggiungibili tutte le attrattive di questo centro che digrada rapidamente verso il mare, ma spesso raggiunti questi luoghi ci si può solo fermare ad ammirare gli incredibili esterni come quelli di Villa de Leo o del vicino Castello Ruffo che offrono comunque uno spettacolo incantevole a picco sul mare ma che magari meriterebbero migliori fortune.

Un centro questo che sa affascinare con le sue bellezze e la sua storia da raccontare, da assaporare piano, magari riflettendo sul suo lunghissimo lungomare che offre uno dei tramonti più belli della provincia Reggina e che nel periodo estivo acquisisce una vivacità che pochi altri centri limitrofi possono vantare.

Un borgo marino dove l’Aspromonte precipita nel Tirreno, una bellezza ancestrale, prorompente, un contrasto forte che rapisce il pensiero, un concentrato che necessariamente merita migliori fortune.

(l’articolo è stato anche pubblicato nella rubrica Ecoturismo e Beni Culturali del periodico La voce del Sud)

fontana monumentale

 

I Bronzi che uniscono lo Stretto di Scilla e Cariddi

il volto ed i dettagli del bronzo a
I dettagli del volto del Bronzo A

Un convegno quello che si è svolto tra il 25 ed il 26 di ottobre che fa ben sperare su più fronti come quelli delle sinergie proposte, degli argomenti trattati e degli spunti di riflessione lasciati sul tavolo del confronto.

Il tema dell’appuntamento è stato “I Bronzi di Riace e la Bronzistica di V secolo a.C:”, ed è stato promosso in sinergia dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ed Il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (Dicam) dell’Universita di Messina. Il convegno deve però rappresentare un punto di partenza verso l’affermazione di un’area culturale integrata di respiro sempre più internazionale per i temi oggetto dell’appuntamento.

La due giorni ha annoverato nel comitato organizzatore i prof. Elena Caliri, Daniele Castrizio, Mariangela Puglisi, Elena Santagati e Ivana Vacirca e nel comitato scientifico Gioacchino Francesco La Torre, Daniele Castrizio, Elena Caliri, Mariangela Puglisi, Lorenzo Campagna, Fabrizo Mollo, Caterina Ingoglia, Grazia Vera Spagnolo e Elena Santagati.

La prima parte del simposio si è svolta nella casa dei Bronzi di Riace, il Museo di Reggio dove i relatori hanno affrontato il tema dell’inquadramento storico e archeologico dando ampio spazio all’analisi delle fonti come il “Catalogo delle statue di Taziano” ed un approfondimento sul grande Bronzista Pitagora di Reggio di cui Plinio ci narra la cura maniacale nei dettagli nella realizzazione delle opere. Successivamente si è passati all’esposizione di alcune tesi ricostruttive e alla possibile identificazione delle due statue che da troppo tempo vivono un approccio spesso limitato alla bellezza intrinseca dell’opera senza mai superare il primo impatto per cercare delle risposte agli interrogativi che gli studiosi da tempo si pongono.

In conclusione della prima giornata di lavori una “tavola rotonda” dal tema “Comunicare i Bronzi di Riace nell’era dei Social, la percezione attraverso i media vecchi e nuovi” che ha permesso di fare un po’ il punto dello stato dell’arte e dove sul tavolo del confronto è stato posto l’accento anche sulle varie problematiche dei trasporti per giungere fino al Museo reggino.

La seconda parte del convegno che ha avuto come sede l’aula magna del Dicam dell’Ateneo Messinese ha sviscerato temi come la tecnica, il restauro e l’archeometria.

Tantissimi i qualificati relatori che hanno partecipato anche a questa seconda parte del convegno ma fra tutti mi piace citare i professori Matsumoto dell’Università di Belle Arti di Musashino e Hada dell’Università Internazionale Cristiana di Tokyo che hanno esposto i loro monumentali studi sulle tecniche di costruzione dei Bronzi di Riace.

Tanti gli spunti offerti durante le varie esposizioni, dalle motivazioni delle patine diverse dei due Bronzi, allo studio delle terre di fusione che escludono l’origine fuori dalla Grecia delle due statue, con una buona possibilità di individuare l’Argolide come luogo d’origine.

Per quanto riguarda il rame utilizzato nella lega per la creazione del bronzo, proviene da luoghi diversi del Mediterraneo e per il Bronzo A è da inquadrare nell’area Occidentale del Mare Nostrum e per il Bronzo B l’origine è Cipriota.

Come si diceva in apertuta, tanti gli elementi che fanno ben sperare e che sono figli di quella due giorni, come la sempre più solida collaborazione tra il Museo di Reggio e l’Università di Messina che vanno ad irrobustire quel ponte culturale nell’area dello Stretto e poi il MArRC che diventa luogo deputato quasi naturalmente per lo studio dei due capolavori da Riace.

Adesso però la sfida è quella della pubblicazione degli atti del convegno, che sarà curata dal direttore del Museo, Carmelo Malacrino e dal Prof. Daniele Castrizio, veri motori dell’iniziativa e che dovrà divenire elemento imprescindibile per l’approfondimento scientifico e non, legato ai Bronzi di Riace al fine di dare qualche risposta con dati scientifici alle domande su questi due capolavori ed andare oltre quell’approccio basato sul mistero ed il canone di bellezza, che per troppo tempo ha accompagnato i due Bronzi.

Domenico Guarna

 

Archeotrekking dal Museo al Castello Aragonese

Archeotrekking a Reggio Calabria

Il progetto Archeotrekking in partnership con il Museo Archeologico di Reggio Calabria ha come finalità quella di permettere ai visitatori del #MArRC o a chiunque voglia unirsi, una conoscenza più approfondita della storia plurimillenaria di Reggio Calabria attraverso un Trekking Urbano nei luoghi identitari della città.
Il percorso previsto al momento nelle date del 9 di dicembre e del 6 di gennaio prenderà le mosse proprio in prossimità del Museo, presso piazza De Nava alle 11.00, per poi procedere verso dei luoghi molto significativi del passato della città dello Stretto.
La Tomba Ellenistica, individuata proprio negli scavi per la realizzazione di Palazzo Piacentini, attuale sede del moderno Museo reggino, sarà la prima tappa di questo percorso che ci permetterà di ricollegare le collezioni e la storia del Museo (e questo avverrà anche nei siti successivi) alla città.
Successivamente, dopo aver percorso lo splendido Lungomare Falcomatà il trekking continuerà con le Mura Greche e le Terme Romane per poi trovare conclusione al Castello Aragonese vero simbolo, insieme ai Bronzi di Riace, della città di Reggio Calabria.

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo, scarpe da ginnastica e macchina fotografica.

PER INFO E PRENOTAZIONE: 3489308724

La via dei borghi a Bovalino e Condojanni

La via dei borghi a Bovalino e Condojanni

Torna La via dei borghi con il recupero della tappa  di Bovalino e Condojanni, due perle nascoste e poco conosciute della fascia Jonica reggina.

Sarà un affascinante viaggio tra paesaggi, religiosità e fortificazioni medievali che sapranno coinvolgere e narrare pagine poco note della nostra storia.

Visiteremo a Bovalino il castello, la casa del Beato Camillo Costanzo, il museo diocesano, la chiesa della Madonna della Neve, la chiesa della Madonna Immacolata e del Rosario per poi lasciarci rapire dalle bellezze della piccola biblioteca “BiblioTè”, del castello medievale e dalla chiesa di Sant’Antonio a Condojanni.

Condojanni
Inserisci una didascalia

 

DESCRIZIONE:

Bovalino Superiore è situato sul dorso di una lunga collina, a circa 210 metri sul livello del mare, dista 4 Km. da Bovalino M. e 2 da Benestare. E’ attraversata dalla vecchia Statale 112: Bovalino – Bagnara Calabra che taglia l’Aspromonte. Un tempo conteneva il borgo della Guarnaccia, non molto distante dal paese, ed era separato da un ponte e da una porta, che anticamente si chiudeva quando sovrastava qualche pericolo d’incursione straniera o di briganti. Aveva un maestoso castello, costruito dal Conte Ruggero, ben fortificato. Benché danneggiato dal terremoto del 1783, fu inutilmente di­strutto e, dopo un successivo sbancamento fu costruita una strada comunale su parte dell’antico maniero.

Condojanni è una frazione del comune di Sant’Ilario dello Ionio, situato a circa 1,1 Km dal centro comunale, a 159 m sul livello del mare, ha una popolazione di circa 80 abitanti[1]. Fino al 1811 fu comune autonomo e capoluogo di una contea che comprendeva anche Sant’Ilario dello Ionio e Ciminà. Le prime notizie certe risalgono però al medioevo quando la contea di Condojanni entrò in possesso dei Ruffo e fu costruito il castello. Il terremoto del 1783 distrusse gran parte delle abitazioni rimaste e nel 1811 il territorio di Condojanni venne annesso al comune di Sant’Ilario dello Ionio.

 

PROGRAMMA

Ore 09:30 Appuntamento a Bovalino Marina (Sopra la galleria della 106)

Ore 10:00 Partenza per Bovalino Superiore e visita del Borgo

Ore 12:30 Pausa pranzo a sacco a cura dei partecipanti

Ore 14:00 Partenza per Condojanni

Ore 14:30 Arrivo a Condojanni e visita del Borgo

Ore 16:30 Fine dell’escursione

 

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Tempi: 3h (escluso soste)

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

PRENOTAZIONE:

Obbligatoria entro e non oltre il 15 novembre ai numeri: 347-0844564 (Carmine) oppure al Numero 348- 9308724 (Domenico)

Iscrizioni a numero chiuso: fino ad un massimo di 50 partecipanti

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo (a strati), cappellino, occhiali da sole, scarpe da ginnastica, crema protezione solare (facoltativa), macchina fotografica.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Quota di partecipazione 5€ a persona (escluso i soci FIE Pro-Loco di Brancaleone)

N.B.

Non è prevista alcuna forma di assicurazione infortuni, si esonera l’organizzazione da qualsiasi responsabilità civile o penale che possa derivare dalla giornata.

Il programma potrà subire delle modifiche  e/o integrazioni che saranno comunicate al gruppo durante il corso della giornata