Pietrapennata

Questa settimana per #PilloleDiStoria ospitiamo un articolo di Carmine Verduci che ci racconta di Pietrapennata e della Madonna della Lica.

Buona lettura…

Pietrapennata è un piccolo borgo semiabbandonato che appartiene al comune di Palizzi in provincia di Reggio Calabria svettante a 670 metri sul livello del mare ai piedi del Monte Gallo. Le sue origini sono antiche, come del resto la maggior parte dei borghi del nostro entroterra, basti pensare che i primi abitanti furono probabilmente degli individui provenienti da Malta, come appunto testimoniano ricerche e idiomi ancora oggi in uso presso la popolazione locale dove gli abitanti di Pietrapennata vengono ancora chiamati “martisi”.

Il borgo non ha una struttura urbana di tipo classico medievale con castello e fortificazioni, ma nasce e si sviluppa come insediamento rurale che anticamente aveva generato dei profondi contrasti con la vicina Palizzi (oggi più comunemente chiamata Palizzi Superiore). Tra gli abitanti dei due paesi infatti vi erano profonde divergenze dovute alle diverse culture. Pietrapennata è unito alla stessa sorte di Palizzi Superiore nel lento e inesorabile spopolamento dovuto all’emigrazione che sta svuotando non pochi centri storici dell’entroterra Calabrese.

Giungendo al vecchio borgo di Pietrapennata si intravedono i ruderi delle antiche abitazioni dove nella parte bassa del borgo si vedono ancora qua e là le mura di case costruite con pietra locale, il “marmo brecciato di Palizzi”

A far da cornice a questo borgo è sicuramente la “rocca di Sant’Ippolito” come una “piuma di pietra” che deve aver affascinato molto anche Edward Lear che trovandosi a passare da queste parti scrive nel suo “Diario di un viaggio a piedi” nell’  anno 1847:

“Oh, boschi rari di Pietrapennata! Io non ricordo di aver visto un più bel posto di quello della «roccia alata», nominata appropriatamente «piumata» com’è sin dalla base alla cima.”

Probabilmente è a questo elemento naturale che il borgo deve il nome. Altra ipotesi è quella che suggeriscono gli anziani che ritengono che il nome deriverebbe dal termine in dialetto “pinnata” che significa “capanna” e appunto “pietra della capanna”. Quel che emerge da ricerche storico-archeologiche, è che nei pressi di Palizzi sorgeva un monastero, e che questo avesse a che fare con il Santuario della Madonna della Lica o dell’Alica (a circa 2km di distanza da Pietrapennata).  Questa teoria vuole che il monastero di Sant’Ippolito abbia successivamente dedicato alla Vergine della Lica, una statua in marmo di Alabastro di scuola Gaginiana, che oggi è possibile ammirare nella chiesa dello Spirito Santo nel centro storico di Pietrapennata.

La statua a mezzobusto della Madonna pare sia arrivata sin qui dalla Sicilia e sbarcata miracolosamente nella marina di Palizzi all’alba della battaglia di Lepanto in occasione della quale i cristiani fermarono definitivamente l’avanzata Musulmana in occidente. Grazie alle ricerche storiche, possiamo certamente dire che la chiesa della Lica in effetti non fosse altro che una Grangia dello stesso monastero di Sant’Ippolito che cambiò il titolo in occasione dell’evento storico di Lepanto e dell’arrivo di questa statua.

Cronache storiche ci narrano anche della festa della Madonna che ogni anno aveva luogo l’8 Maggio, con una grande fiera che i monaci organizzavano nella vallata antistante la chiesa. Un evento di forte richiamo per le genti del territorio, che per fede e per necessità si recavano in carovana in questa valle che un tempo era coltivata, come ci dimostrano i muretti a secco che oggi cadenti e quasi scomparsi, ci danno la prova certa di ciò che questo luogo è stato nei secoli addietro.

I ruderi dell’ antica abbazia della Madonna della Lica sono ancora meta di appassionati ed escursionisti. Oggi questo luogo vede centinaia di gruppi che scelgono di giungere sin qui per ammirare ciò che resta di quello che le cronache indicano come santuario. Sull’etimologia del nome Madonna della Lica o dell’Alica, alcune ipotesi dettate dal grande ricercatore e storico Domenico Minuto, asseriscono che i termini “Alica e Alicia” si trovavano già nel XVII° secolo e sembrano avvalorare la certezza che in quell’epoca nella bovesìa il significato della parola volgare “lega o Liga” era meno nota dell’attuale termine greco “Alithia” termine che ancora oggi è comune nell’area Ellenofona anche nelle varianti di Alìsia e Alìa che significa appunto “la verità”.

Chiunque giunge a Pietrapennata sicuramente si troverà di fronte un piccolo paesino ancora caratterizzato da piccole case umili in pietra locale, talvolta incastonate tra le rocce.

Colpisce la visione dello scenario intorno a questo posto, le case abbandonate, il silenzio, il vento, la rocca di Sant’Ippolito che maestosa e sinistra sembra imporsi in questo contesto, macchiato dalla modernità dei ripetitori piantati come alberi sulla cima di Punta Gallo. Qui il silenzio a volte è sconvolgente, ti lascia quasi l’amaro in bocca quando te ne vai. Sicuramente giungere a Pietrapennata non è qualcosa di adatto per chi ama la frenesia turistica di altri centri calabresi che rientrano tra le eccellenze turistiche del territorio. Giungere a Pietrapennata significa fare un salto nel passato, constatando che l’abbandono di questo borgo sta determinando la lenta morte di un Aspromonte che ancora cela dei tesori incompresi, delle perle che difficilmente le masse potranno cogliere se non motivate da una forte necessità di comprendere la Calabria quella della gente, quella della resistenza. Troppo spesso invece questa terra ha generato lente distruzioni di popoli e di storia che altrove avrebbero trovato senz’altro un motivo per resistere e rinascere.

 

Carmine Verduci

 

 

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