I Bronzi che uniscono lo Stretto di Scilla e Cariddi

il volto ed i dettagli del bronzo a
I dettagli del volto del Bronzo A

Un convegno quello che si è svolto tra il 25 ed il 26 di ottobre che fa ben sperare su più fronti come quelli delle sinergie proposte, degli argomenti trattati e degli spunti di riflessione lasciati sul tavolo del confronto.

Il tema dell’appuntamento è stato “I Bronzi di Riace e la Bronzistica di V secolo a.C:”, ed è stato promosso in sinergia dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ed Il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (Dicam) dell’Universita di Messina. Il convegno deve però rappresentare un punto di partenza verso l’affermazione di un’area culturale integrata di respiro sempre più internazionale per i temi oggetto dell’appuntamento.

La due giorni ha annoverato nel comitato organizzatore i prof. Elena Caliri, Daniele Castrizio, Mariangela Puglisi, Elena Santagati e Ivana Vacirca e nel comitato scientifico Gioacchino Francesco La Torre, Daniele Castrizio, Elena Caliri, Mariangela Puglisi, Lorenzo Campagna, Fabrizo Mollo, Caterina Ingoglia, Grazia Vera Spagnolo e Elena Santagati.

La prima parte del simposio si è svolta nella casa dei Bronzi di Riace, il Museo di Reggio dove i relatori hanno affrontato il tema dell’inquadramento storico e archeologico dando ampio spazio all’analisi delle fonti come il “Catalogo delle statue di Taziano” ed un approfondimento sul grande Bronzista Pitagora di Reggio di cui Plinio ci narra la cura maniacale nei dettagli nella realizzazione delle opere. Successivamente si è passati all’esposizione di alcune tesi ricostruttive e alla possibile identificazione delle due statue che da troppo tempo vivono un approccio spesso limitato alla bellezza intrinseca dell’opera senza mai superare il primo impatto per cercare delle risposte agli interrogativi che gli studiosi da tempo si pongono.

In conclusione della prima giornata di lavori una “tavola rotonda” dal tema “Comunicare i Bronzi di Riace nell’era dei Social, la percezione attraverso i media vecchi e nuovi” che ha permesso di fare un po’ il punto dello stato dell’arte e dove sul tavolo del confronto è stato posto l’accento anche sulle varie problematiche dei trasporti per giungere fino al Museo reggino.

La seconda parte del convegno che ha avuto come sede l’aula magna del Dicam dell’Ateneo Messinese ha sviscerato temi come la tecnica, il restauro e l’archeometria.

Tantissimi i qualificati relatori che hanno partecipato anche a questa seconda parte del convegno ma fra tutti mi piace citare i professori Matsumoto dell’Università di Belle Arti di Musashino e Hada dell’Università Internazionale Cristiana di Tokyo che hanno esposto i loro monumentali studi sulle tecniche di costruzione dei Bronzi di Riace.

Tanti gli spunti offerti durante le varie esposizioni, dalle motivazioni delle patine diverse dei due Bronzi, allo studio delle terre di fusione che escludono l’origine fuori dalla Grecia delle due statue, con una buona possibilità di individuare l’Argolide come luogo d’origine.

Per quanto riguarda il rame utilizzato nella lega per la creazione del bronzo, proviene da luoghi diversi del Mediterraneo e per il Bronzo A è da inquadrare nell’area Occidentale del Mare Nostrum e per il Bronzo B l’origine è Cipriota.

Come si diceva in apertuta, tanti gli elementi che fanno ben sperare e che sono figli di quella due giorni, come la sempre più solida collaborazione tra il Museo di Reggio e l’Università di Messina che vanno ad irrobustire quel ponte culturale nell’area dello Stretto e poi il MArRC che diventa luogo deputato quasi naturalmente per lo studio dei due capolavori da Riace.

Adesso però la sfida è quella della pubblicazione degli atti del convegno, che sarà curata dal direttore del Museo, Carmelo Malacrino e dal Prof. Daniele Castrizio, veri motori dell’iniziativa e che dovrà divenire elemento imprescindibile per l’approfondimento scientifico e non, legato ai Bronzi di Riace al fine di dare qualche risposta con dati scientifici alle domande su questi due capolavori ed andare oltre quell’approccio basato sul mistero ed il canone di bellezza, che per troppo tempo ha accompagnato i due Bronzi.

Domenico Guarna

 

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