Placanica, un gioiello nascosto

Il borgo di Placanica
Panorama di Placanica

Esiste un borgo ai confini della provincia di Reggio Calabria che nei secoli ha sempre conservato la capacità di stupire i visitatori.

Placanica ha tutte le caratteristiche per affascinare i viandanti che si accostano al centro, una posizione invidiabile incastonata com’è tra valli che degradano talvolta dolcemente altre volte a picco, un patrimonio monumentale invidiabile con il castello che troneggia sull’intero borgo ed infine un passato tutto da raccontare che vide a Placanica personaggi illustri come Campanella che proprio nel convento domenicano di Placanica prese i voti.

Così ad esempio il 18 agosto del 1847 Edward Lear descriveva il borgo nel suo “Diario di un viaggio a piedi”: “Lasciamo la città alla nostra sinistra (si riferisce a Stignano), ci siamo precipitati in una profonda vallata fra pendii coperti di oliveti, e, arrampicandoci sopra il lato opposto, siamo subito arrivati a Motta Placanica, una delle vere caratteristiche città calabresi. Come le altre in queste strane colonie, questo posto non ha profondità, ma è come se fosse solo una superficie, essendo le case costruite un sopra l’altra sugli orli ed in crepacci, sulla facciata di una grande roccia sollevata in una cima, e il suo più alto pinnacolo adornato da un moderno palazzo. Non si può immaginare lo strano effetto che fanno queste città, persino per quelli abituati alle irregolarità delle architetture del sud Italia; Motta Placanica sembra costruita per essere una meraviglia per il passante”.

Il borgo mantiene intatta questa capacità di stupire i visitatori che si avvicinano a questo piccolo gioiello purtroppo poco conosciuto ma dalle potenzialità turistiche infinite. Placanica offre  un percorso ad anello che parte poco più su della piazza del Municipio dedicata all’eroe di guerra Tito Minniti (si, proprio l’aviatore al quale è intitolato l’aeroporto reggino che ebbe natali a Placanica per poi morire in Africa catturato dopo l’abbattimento del suo veivolo impegnato in ricognizione) nei pressi dell’arco in muratura che sostituì il ponte levatoio che permetteva l’ingresso nella cittadella fortificata e prosegue poi nel convento domenicano, per le vie recentemente abellite con splendidi murales, alla torre urbica per poi giungere al castello ed alla chiesa di San Basilio Magno che rappresenta una perla che da sola vale la visita del borgo.

Il percorso poi si conclude con la discesa verso i resti del convento francescano e la torre difensiva e campanaria con i resti della cinta muraria.

Placanica ha il fascino antico di un borgo che trae la sua origine in secoli remotissimi probabilmente nel X d.C. ed il cuore medievale del borgo è ancora forte e palpitante e permetterebbe, con un connubio legato al turismo religioso prevalentemente orientato al santuario della Madonna dello Scoglio, margini di crescita economica considerevoli.

Le difficoltà chiaramente non mancano ma potremmo prendere come esempio la famiglia dei Clemente che resero Placanica un borgo ricco d’arte e seppero essere magnanimi con la popolazione. Oggi, non c’è da aspettare la benevolenza di un “nobile” ma invocare a gran voce le forze giovani e positive di quel territorio che come dimostra l’ass. Innovus sono già in cammino.

Placanica con Innovus
Innovus per i vicoli di Placanica

(L’articolo è stato pubblicato nella rubrica “Ecoturismo e Beni Culturali” del periodico “La voce del Sud”)

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Premio di poesia San Gaetano Catanoso

Ecco il bando della terza edizione del concorso di poesia dedicato a San Gaetano Catanoso. In fondo al testo è disponibile la versione scaricabile.

premio di poesia san gaetano catanoso

 

III° Premio di poesia “San Gaetano Catanoso”

Le Associazioni “La Voce del Sud”, “Gallicianò Centro Studi Grecofono”, “Amici del Volto Santo di San Gaetano Catanoso” ed “Il giardino di Morgana” indicono la seconda edizione del “Premio di poesia San Gaetano Catanoso” con l’intento di creare un momento di crescita culturale che divenga un appuntamento fisso nel calendario delle iniziative che si svolgono nel quartiere della città di Reggio Calabria in cui insiste il Santuario del Volto Santo di San Gaetano Catanoso, patrono della provincia reggina. Si intende, altresì, promuovere lo sviluppo e la diffusione dell’ars poetica come attività creativa capace di trasmettere emozioni, valori ma anche tradizioni, usi e costumi.

ART. 1

REQUISITI E MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

1. Al Premio possono partecipare tutti i poeti che abbiano raggiunto la maggiore età.

2. Le poesie ammesse al Premio dovranno essere scritte in lingua italiana, oppure in dialetto calabrese.

3. Tutti i dati inerenti l’autore e l’opera dovranno essere inseriti all’interno di una scheda di partecipazione e comunicati al seguente indirizzo di posta elettronica: amicisangaetanocatanoso@gmail.com. La scheda di partecipazione dovrà contenere: nome e cognome dell’autore, data e luogo di nascita, un indirizzo di posta elettronica ed un recapito telefonico per le comunicazioni ed il titolo della poesia.

4. Le poesie non dovranno in alcun punto recare indicazione del nome dell’autore o altro riferimento che consenta il riconoscimento di quest’ultimo. Il nome dell’autore con i relativi dati personali dovranno essere indicati sulla scheda di partecipazione.

5. Sono ammesse anche le poesie già premiate e pubblicate in altri concorsi, purché i diritti siano rimasti di esclusiva proprietà dei singoli autori.

Art. 2

SEZIONI

1. Il Premio si articola in due sezioni:

– Sezione A: poesia in lingua italiana a tema libero;

– Sezione B: poesia in dialetto calabrese a tema libero;

– Sezione C: poesia a tema specifico in lingua italiana;

– Sezione D: poesia a tema specifico in dialetto calabrese.

2. Ogni autore può partecipare con un massimo di due poesie.

Art. 3

TEMA PER LE SEZIONI “C” E “D”

  1. Per le sezioni “C” e “D”, ovvero le sezioni a tema specifico, le poesie dovranno riguardare il seguente argomento: “I luoghi di San Gaetano Catanoso: Chorio di San Lorenzo, Pentedattilo e Reggio Calabria”.

Art. 4

ONERI E SCADENZA

Per poter partecipare al concorso è necessario effettuare un versamento di euro 5,00, a titolo di oneri di partecipazione, per ogni poesia inviata, tramite bonifico intestato a:

LA VOCE DEL SUD – codice IBAN

IT47H0760116300000097306336.

  1. Le opere, corredate da una scheda anagrafica e dall’attestazione dell’avvenuto pagamento, dovranno pervenire entro il 15.04.2019 al seguente indirizzo di posta elettronica: amicisangaetanocatanoso@gmail.com oppure potranno essere consegnate, brevi manu, presso il Santuario del Volto Santo di San Gaetano Catanoso, contattando il numero: 3489308724. In tale occasione potranno essere pagati anche gli oneri di partecipazione.

  2. Info: amicisangaetanocatanoso@gmail.com oppure il numero 3489308724.

Art. 5

PREMI

  1. Verranno premiati i primi tre classificati per ogni sezione.

  2. Tutti i partecipanti riceveranno unattestato di partecipazione.

Art. 6

DATA DI PREMIAZIONE

La cerimonia di premiazione si terrà il 19 maggio 2019, alle ore 17,30 presso l’Auditorium del Santuario di San Gaetano Catanoso di Reggio Calabria.

Art. 7

 GIURIA

I componenti della giuria esaminatrice, formata da persone qualificate, saranno resi noti all’atto della premiazione. Il giudizio della giuria è insindacabile.

 

ART. 8

TUTELA DATI PERSONALI.

I dati personali dei partecipanti saranno tutelati in base al Decreto Legislativo n° 196 del 30 giugno 2003 ed all’art. 13 del GDPR 679/16. Tali dati non saranno comunicati o diffusi a terzi a qualsiasi titolo. Ciascun concorrente autorizza la pubblicazione gratuita delle opere inviate con il proprio nominativo. Le opere non saranno restituite e viene autorizzata l’Organizzazione del Concorso al trattamento dei dati personali finalizzati allo svolgimento del Concorso (D. L.196/2003).

Art. 9

ACCETTAZIONE DEL REGOLAMENTO

  1. La partecipazione al Premio implica la totale accettazione del presente regolamento. La mancata osservanza di un solo articolo di questo bando comporterà l’automatica e immediata esclusione dal Premio del trasgressore. La Segreteria del Premio si riserva la facoltà di modificare il presente regolamento, ove si verificasse la necessità di farlo.

  1. Per ogni eventuale comunicazione o chiarimento relativo alle modalità di partecipazione al concorso è possibile contattare il seguente indirizzo di posta elettronica: amicisangaetanocatanoso@gmail.com oppure il numero 3489308724.

III premio San Gaetano Catanoso

 

 

 

 

La Via dei Borghi 2018

la via dei borghi a bruzzano
Arco Carafa (ph Alessandra Moscatello)

E’ passato praticamente un anno da quando, quasi per scommessa, è nata l’idea de La Via dei Borghi. Un viaggio nato dalla sinergia tra le associazioni Kalabria Experience e Il Giardino di Morgana che si è articolato in un calendario di otto escursioni suddivise in due gruppi, intervallati dal periodo estivo, e finalizzato a permettere una fruizione dei borghi aspromontani in periodi di scarsa affluenza turistica.
Il progetto, articolato su più tappe, si prefiggeva una destagionalizzazione del flusso turistico attraverso una presenza sul territorio con un approccio eco-sostenibile ed esperienziale.

La convinzione di fondo è che il turismo lento e la comprensione dei luoghi, permettono una maggiore conoscenza nel territorio di residenza (nel caso di residenti) o di destinazione (nel caso di non residenti) nei fruitori del progetto, che indirettamente diventano “ambasciatori” attraverso varie forme di comunicazione, come ad esempio la condivisione di foto e video sui social network.

Ed ecco i numeri prodotti:

Report La via dei Borghi.jpg

 

Questi i dati che permettono, in modo eccessivamente sterile, di sintetizzare un anno ricco di storie reccontate ma anche da raccontare, a partire dal giorno della presentazione a Condofuri Marina nel cuore dell’Area Grecanica e via via poi in tutti questi lunghi mesi, dove anche il maltempo spesso ha deciso di unirsi al gruppo.

presentazione a condofuri
Presentazione  (ph Alessandra Moscatello)

Sono stati 455 i partecipanti totali (120 Motta San Giovanni – Lazzaro, 70 Gallicianò – Amendolea, 53 Bova, 85 Valle degli Armeni, 53 Placanica, 34 Sant’Agata del Bianco, 19 Bovalino – Condojanni, 40 Mammola) , con una buona dose di presenze costanti, durante le otto tappe del programma.

 

Tante le istituzioni, le associazioni e le guide locali coinvolte che hanno costituito la vera ossatura di questo lungo viaggio fatto di attese, difficoltà ma anche di tantissima bellezza condivisa.

Tre gli eventi collegati. Già a partire dalla prima tappa con la presentazione del volume “Edward Lear, tra Motta San Giovanni e la Bovesìa. La Storia del Gran Tour nella Calabria Meridionale” dei Prof. Saverio Verduci e Anna Rita Mazzitelli guide d’eccezione al Castello di Motta e poi nello splendido Antiquarium di Lazzaro. Tanta l’emozione anche all’inaugurazione dell’area dei frantoi a Gallicianò finalmente restituita alla collettività grazie agli sforzi del Centro Studi Grecofono, Calabria verde e l’aministrazione comunale,  guidata al tempo dall’ex sindaco Mafrici.  Infine il battesimo della nuova cartellonistica di Brancaleone Vetus frutto degli sforzi della locale Pro Loco

 

Sono state 8 le aziende coinvolte durante la stagione, ed il dato deve assolutamente essere migliorato visto che il progetto è finalizzato oltre che alla conoscenza del territorio e delle sue bellezze storiche, archeologiche, architettoniche e paesaggistiche anche alla messa in contatto con il sistema produttivo locale, fatto di tante piccole realtà a loro modo speciali e spesso uniche come la storia di Pasquale e del suo locale Gròmu a Condojanni.

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Gròmu a Condojanni

Un anno questo che ci ha permesso di conoscere una realtà palpitante fatta di bellezza senza tempo e di occhi curiosi con un’estrema voglia di conoscere la nostra terra. Il nostro augurio, ringraziando tutti per l’affetto, è di riuscire anche per la prossima stagione di coniungare entrambe le cose.

#PameAmbrò

 

 

L’ Antiquarium Leucopetra di Lazzaro

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Lucerna (ph Massimo Collini)

Tra le tante attrazioni che l’area di Motta San Giovanni – Lazzaro presenta, sicuramente l’Antiquarium Leucopetra rappresenta il giusto punto di partenza dal quale poi prendere le mosse per la scoperta di un territorio già importantissimo in antico per la sua posizione geografica e per le sue produzioni artigianali.

Così ad esempio Strabone nel suo De Geografia: “Chi naviga da Rhegion verso levante per una distanza di 50 stadi, trova quel promontorio che dal colore chiamano Leucopetra, col quale, dicono, finiscono gli Appennini”.

Leucopetra poi fu meta anche di una delle figure più importanti ed interessanti della storia romana, Cicerone, che intorno al 43 a.C. proprio nel territorio dell’odierna Lazzaro soggiornò presso l’amico Publio Valerio.

L’Antiquarium prospicente alla piazza della chiesa principale di Lazzaro è uno scrigno che conserva le tante pagine di storia che quel territorio da secoli esprime. I reperti più significativi provengono principalmente dal vicinissimo sito archeologico che, diciamocelo francamente, meriterebbe migliore fortuna visto che ormai da troppo tempo attende una fruibilità al pubblico che per motivi di sicurezza tarda ad arrivare.

Sono tanti i pezzi della collezione che colpiscono l’attenzione dei visitatori come i frammenti di sarcofago o le tracce di cultura ebraica o il piccolo tesoretto composto da 11 monete d’oro del V d.C. seppellite dal proprietario che poi molto probabilmente non ebbe modo di recuperarle (oggi il tesoretto anche se riportato nelle tabelle illustrative non è però visibile direttamente).

Tra questi reperti poi come non citare le “ghiande missili” piccoli proiettili da lancio che le legioni romane utilizzavano per scagliarle contro i nemici. Quelle esposte appartenevano alla X LEGIO FRETENSIS la decima legione dello Stretto voluta da Augusto per contrastare Sesto Pompeo proprio nell’area dello Stretto.

ghiande missili lazzaro
Ghiande missili

E’ facile intuire come siano tante le storie che l’Antiquarium di Lazzaro può raccontare, e consigliamo sempre di contattare la locale Pro Loco sempre attiva nel divulgare un territorio ricchissimo tramite i vari canali social e poi ovviamente indossare occhi curiosi.

 

 

A Bagnara dove l’ Aspromonte precipita nel Tirreno

chiesa carmelo bagnara

Bagnara è un borgo normanno in terra greca, possiamo definirlo così questo splendido centro affacciato sul mar tirrenno.

Nonostante si ipotizzino origini molto più remote le prime attestazioni storiche risalgono all’ XI secolo d.C. quando sotto i normanni l’area divenne prima prima uno snodo logistico e poi vide la fondazione, nel 1085 dell’abbazia di Santa Maria e dei XII apostoli nell’area della rupe “Martorano”.

Proprio in questo periodo il centro acquisisce importanza strategica per la sua collocazione geografica e per questo i normanni decisero di migliorarne le difese.

Nel secolo successivo Bagnara incrocia il suo destino con Riccardo d’Inghilterra che coinvolto nella III’ Crociata sbarcò in Sicilia per risolvere una disputa ereditaria nella quale era coinvolta la sorella Giovanna vedova di Guglielmo II.  Per far pressione e riottenere la dote della sorella da Tancredi, Riccardo, prese la città di Bagnara nell’ottobre del 1190. Alla fine Riccardo ottenne quanto richiedeva e potè ripartire per la Terra Santa.

Molto importanti per la storia del centro affacciato sulla Costa Viola furono anche le confraternite religiose. Ad esempio la seicentesca “Nobile Arciconfraternita di Maria SS. Del monte Carmelo” della quale oggi a Bagnara è visitabile un piccolo museo annesso allo splendido edificio di culto realizzato agli inizi dell’800, dopo che il precedente venne distrutto dal devastante terremoto del 1783.

Oggi il borgo ha tanto da offrire, qui è semplice mescolare le attrattive che singolarmente si possono trovare in moltissimi centri ma che qui trovano quasi una sintesi perfetta. Il mare certo presenta la vocazione fondamentale ma non bisogna trascurare l’incredibile ricchezza della parte interna, raggiungibile rapidamente e dalla quale si dipanano percorsi Trekking che tolgono il fiato.

Un borgo però che forse più di altri richiede la fruibilità dei suoi luoghi identitari. Con un semplice percorso a piedi sono facilmente raggiungibili tutte le attrattive di questo centro che digrada rapidamente verso il mare, ma spesso raggiunti questi luoghi ci si può solo fermare ad ammirare gli incredibili esterni come quelli di Villa de Leo o del vicino Castello Ruffo che offrono comunque uno spettacolo incantevole a picco sul mare ma che magari meriterebbero migliori fortune.

Un centro questo che sa affascinare con le sue bellezze e la sua storia da raccontare, da assaporare piano, magari riflettendo sul suo lunghissimo lungomare che offre uno dei tramonti più belli della provincia Reggina e che nel periodo estivo acquisisce una vivacità che pochi altri centri limitrofi possono vantare.

Un borgo marino dove l’Aspromonte precipita nel Tirreno, una bellezza ancestrale, prorompente, un contrasto forte che rapisce il pensiero, un concentrato che necessariamente merita migliori fortune.

(l’articolo è stato anche pubblicato nella rubrica Ecoturismo e Beni Culturali del periodico La voce del Sud)

fontana monumentale

 

I Bronzi che uniscono lo Stretto di Scilla e Cariddi

il volto ed i dettagli del bronzo a
I dettagli del volto del Bronzo A

Un convegno quello che si è svolto tra il 25 ed il 26 di ottobre che fa ben sperare su più fronti come quelli delle sinergie proposte, degli argomenti trattati e degli spunti di riflessione lasciati sul tavolo del confronto.

Il tema dell’appuntamento è stato “I Bronzi di Riace e la Bronzistica di V secolo a.C:”, ed è stato promosso in sinergia dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ed Il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (Dicam) dell’Universita di Messina. Il convegno deve però rappresentare un punto di partenza verso l’affermazione di un’area culturale integrata di respiro sempre più internazionale per i temi oggetto dell’appuntamento.

La due giorni ha annoverato nel comitato organizzatore i prof. Elena Caliri, Daniele Castrizio, Mariangela Puglisi, Elena Santagati e Ivana Vacirca e nel comitato scientifico Gioacchino Francesco La Torre, Daniele Castrizio, Elena Caliri, Mariangela Puglisi, Lorenzo Campagna, Fabrizo Mollo, Caterina Ingoglia, Grazia Vera Spagnolo e Elena Santagati.

La prima parte del simposio si è svolta nella casa dei Bronzi di Riace, il Museo di Reggio dove i relatori hanno affrontato il tema dell’inquadramento storico e archeologico dando ampio spazio all’analisi delle fonti come il “Catalogo delle statue di Taziano” ed un approfondimento sul grande Bronzista Pitagora di Reggio di cui Plinio ci narra la cura maniacale nei dettagli nella realizzazione delle opere. Successivamente si è passati all’esposizione di alcune tesi ricostruttive e alla possibile identificazione delle due statue che da troppo tempo vivono un approccio spesso limitato alla bellezza intrinseca dell’opera senza mai superare il primo impatto per cercare delle risposte agli interrogativi che gli studiosi da tempo si pongono.

In conclusione della prima giornata di lavori una “tavola rotonda” dal tema “Comunicare i Bronzi di Riace nell’era dei Social, la percezione attraverso i media vecchi e nuovi” che ha permesso di fare un po’ il punto dello stato dell’arte e dove sul tavolo del confronto è stato posto l’accento anche sulle varie problematiche dei trasporti per giungere fino al Museo reggino.

La seconda parte del convegno che ha avuto come sede l’aula magna del Dicam dell’Ateneo Messinese ha sviscerato temi come la tecnica, il restauro e l’archeometria.

Tantissimi i qualificati relatori che hanno partecipato anche a questa seconda parte del convegno ma fra tutti mi piace citare i professori Matsumoto dell’Università di Belle Arti di Musashino e Hada dell’Università Internazionale Cristiana di Tokyo che hanno esposto i loro monumentali studi sulle tecniche di costruzione dei Bronzi di Riace.

Tanti gli spunti offerti durante le varie esposizioni, dalle motivazioni delle patine diverse dei due Bronzi, allo studio delle terre di fusione che escludono l’origine fuori dalla Grecia delle due statue, con una buona possibilità di individuare l’Argolide come luogo d’origine.

Per quanto riguarda il rame utilizzato nella lega per la creazione del bronzo, proviene da luoghi diversi del Mediterraneo e per il Bronzo A è da inquadrare nell’area Occidentale del Mare Nostrum e per il Bronzo B l’origine è Cipriota.

Come si diceva in apertuta, tanti gli elementi che fanno ben sperare e che sono figli di quella due giorni, come la sempre più solida collaborazione tra il Museo di Reggio e l’Università di Messina che vanno ad irrobustire quel ponte culturale nell’area dello Stretto e poi il MArRC che diventa luogo deputato quasi naturalmente per lo studio dei due capolavori da Riace.

Adesso però la sfida è quella della pubblicazione degli atti del convegno, che sarà curata dal direttore del Museo, Carmelo Malacrino e dal Prof. Daniele Castrizio, veri motori dell’iniziativa e che dovrà divenire elemento imprescindibile per l’approfondimento scientifico e non, legato ai Bronzi di Riace al fine di dare qualche risposta con dati scientifici alle domande su questi due capolavori ed andare oltre quell’approccio basato sul mistero ed il canone di bellezza, che per troppo tempo ha accompagnato i due Bronzi.

Domenico Guarna

 

Il Duomo ed i suoi “ricordi di pietra”

Duomo Reggio Calabria

Spesso accade che la Cattedrale di una città ne diventi simbolo, ma il Duomo di Reggio oltre a divenirne simbolo ne ha seguito per secoli le vicende storiche, venendo fondato in questa parte di città in contrapposizione alla Cattolica dei greci che insisteva nei pressi della banca sopra l’odiera Piazza Italia.  Successivamente i suoi splendori barocchi (di cui ne resta eccellente testimonianza nella Cappella del Sacramento)  furono danneggiati dai terremoti e  proprio la scalinata dell’edificio sacro fu teatro degli scontri Garibaldini. Testimonianza invece di alcuni rifacimenti vengono ricordati nella lapide del 1682 di cui poco più giù parleremo.

L’edificio moderno segue quel filo rosso che collega quasi tutte le chiese della nostra città realizzate nell’ultima ricostruzione, (eccezion fatta per la chiesa “Pepe”, la “Graziella” a Sbarre e Sant’Antonio ad Archi che sono molto più antiche)  quella a seguito del catastrofico terremoto del 1908, e cioè dentro un edifico novecentesco sono sempre custodite tracce di un passato molto più antico.

Questa volta ci soffermeremo su testimonianze scritte, delle lapidi, che provengono da periodi molto diversi, anzi le prime due furono realizzate in un tempo a noi molto prossimo metre la terza come già detto è databile al 1682.

Ma andiamo con ordine e partiamo da queste prime due lapidi collocate tra le porte d’ingresso della Cattedrale:

I due manufatti sono databili al 1978 e 1980 riferibili quindi all’opera di pastore della diocesi del vescovo Aurelio Sorrentino e furono volute su impulso di quest’ultimo da due papi differenti. La prima da Paolo VI che innalza a Basilica Minore la Cattedrale dei Reggini riconoscendole la sua importanza storica, per le memorie custodite e per l’opera pastorale che viene svolta.

La seconda lapide invece, voluta da Papa Giovanni Paolo II, rimanda all’origine del cristianesimo sulla sponda calabra dello Stretto con la venuta di San Paolo nel 58 d.C. e la nomina di Stefano da Nicea primo vescovo dei reggini, che vengono con autorità papale nominati rispettivamente patrono principale e patrono secondario della diocesi.

La terza lapide invece ha un passato molto più antico con una piccola appendice nell’ultimo secolo di storia reggina:

Lapide del 1682 del Duomo di Reggio Calabria

La lapide che testimonia l’importanza della sede vescovile reggina ricorda l’opera di risistemazione dell’edificio di culto voluta dal vescovo spagnolo Martino Ybanez di Villanueva e recita così (la traduzione proviene dal sito ufficiale della cattedrale www.cattedralereggiocalabria.it)

“ A Dio Ottimo Massimo. All’ Alma Vergine Madre Assunta al Cielo (intitolata) la Chiesa Reggina, Metropoli della Magna Grecia di un tempo, madre e capo di province, fondata nell’anno 58 dall’Apostolo Paolo, affidata al suo discepolo il martire Stefano, 1° Vescovo dei Reggini.
Per la cura dei beni spirituali l’Arcivescovo reggino della Calabria Ulteriore e Metropolita della stessa, Archimandrita di Ioppolo, Abate di S. Dionigi, è a capo di dieci Chiese Cattedrali, i cui Vescovi sono suffraganei, quello di Bova, di Cassano, di Catanzaro, di Crotone, di Gerace, di Nicastro, di Nicotera, di Oppido, di Squillace, di Tropea;
per la cura dei beni temporali, è alla presentazione del Re cattolico e Consigliere della regia Maestà, Conte della città di Bova e della campagna di Africo, Barone di Oppido di Castellace con giurisdizione di pura e mista sovranità, per concessione data dall’imperatore Enrico VI nell’anno 1199 e confermata da Federico II nell’anno 1223.
Martino Ybanez di Villanueva, spagnolo dell’Ordine della SS. Trinità, avvocato e qualificatore della Santa e Generale Inquisizione Spagnola, dottore e primo cattedratico della Scuola complutense di Sacra Teologia, dall’Episcopato di Gaeta Arcivescovo di Reggio, con la misericordia di Dio restaurò all’interno e all’esterno e riportò allo stato presente tutta questa  spagnolo dell’Ordine della SS. Trinità, avvocato e qualificatore della Santa e Generale Inquisizione Spagnola, dottore e primo cattedratico della Scuola complutense di Sacra Teologia, dall’Episcopato di Gaeta Arcivescovo di Reggio, con la misericordia di Dio restaurò all’interno e all’esterno e riportò allo stato presente tutta questa Chiesa, deforme e quasi crollata per la vetustà. Nell’anno del Signore 1682.”

La stele, come ricordato nell’iscrizione novecentesca in basso,  era collocata sul fronte del vecchio Duomo e subì dei danni (com’è facile vedere dalla foto) durante il terremoto del 1908 e venne poi ricomposta e collocata all’interno del Duomo moderno dal vescovo di Reggio Enrico Montalbetti nel 1939.

Reggio ed i suoi monumenti aspettano solo di essere scoperti e raccontati. Per farlo bisogna munirsi di occhi curiosi con approcci lenti perchè talvolta anche dei marmi ci raccontano storie vecchie di secoli o addirittura di millenni.

“Quattru petri”… o forse no.

Spesso ci diciamo che la bellezza è nascosta in piena vista, troppo spesso presi da ritmi di vita frenatici e per poca curiosità diamo quasi per scontati e per poco interessanti testimonianze che ci parlano di glorie passate e di pagine di storia cittadina che ogni reggino dovrebbe conoscere almeno per sommi capi, così tanto per evitare i soliti tormentoni triti e ritriti antistorici ed autolesionistici tipo “Riggiu non vindiu mai ranu” o il tombale “non c’è nenti”

Ad esempio, così tanto per citar qualche bellezza in luoghi conosciuti a tutti come lo splendido Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria potremmo fare pochi passi dal Museo Archeologico della Magna Grecia per andare a scoprire una delle tombe rinvenute durante i lavori di scavo per la realizzazione dello stesso Museo. La tomba, alle spalle di una nota gelateria, è sorella di quelle ancora oggi visibili nel piano interrato del Museo rimaste intatte e inalterate rispetto alla loro condizione originaria.

Ma continuiamo sempre sullo stesso asse viario, il Lungomare reggino, che dovrebbe necessariamente divenire un vero giardino privo di strutture ingombranti che andrebbero ripensate e ricollocate in altra sede per lasciare finalmente spazio ai monumentali Ficus Magnolia e permettere a quest’ ultimi di trovare con le loro radici quella terra che da troppo tempo non riescono a raggiungere e che nonostante i ripetuti avvertimenti (leggi caduta rami) noi continuiamo a circoscrivere in angusti spazzi non più sufficienti.

Attraversato quindi questo lungo viale sospeso sull’azzurro intenso dello Stretto arriviamo nella prima area Archeologica che arricchisce questa passeggiata, le mura greche della città.

Il sito, che meriterebbe maggiore visibilità e comunicazione, ci parla di un passato glorioso ed importante.  La teoria più accreditata vuole l’edificazione delle mura intorno al IV sec. a.C. quando la città dopo la caduta per mano del tiranno Dionisio di Siracusa venne ripoliticizzata e riorganizzata dal figlio Dionisio il Giovane dal 356 a.C in poi.

Il sito presenta oggi solo la zoccolatura in arenaria con una doppia cortina di pietre parallele che lasciva un spazio interno, un tempo riempito per dare solidità con terra e pietrisco, su questa base poi si ergeva  il muro in mattoni cotti che presentavano i bolli che certificavano talvolta il nome del produttore ed in alcuni casi la destinazione del mattone stesso con su stampigliato “delle mura”, “dei reggini”.

Volendo ci si potrebbe anche fermare qui, e spesso questa scelta è forzata visto che si attende un’apertura sistematica di questo sito magari mettendolo anche a profitto di chi lo gestisce, ma c’è una nota positiva, visto che il sito finalmente può godere di una pulizia più ravvicinata nel tempo e comunque se realmente non ci si vuole fermare qui, basta procede ancora per pochi passi verso la stazione centrale di Reggio per gettare lo sguardo sul sito archeologico delle Terme Romane con i suoi ambienti ed il suo mosaico pavimentale.

Abbiamo fatto poco più di un chilometro eppure di cose ne abbiamo viste ed immaginate e ci siamo fermati solo a panorama, alberi e storia, senza neanche fare soste nei vari chioschi a gustare le specialità enogastronomiche del nostro territorio eppure la cappa dell’occasione mancata dell’incompiuta spesso dopo un po’ ci assale.

Forse perché troppo spesso a quei tormentoni iniziali noi reggini ne aggiungiamo uno ancora più pesante che come piombo appesantisce il volo di questa Città. Diciamocelo pure, per molti di noi quelle sono solo “quattro pietre” anzi “quattru petri” perché forse non riusciamo a comprenderci, non riusciamo a capire che presentarci in modo così “Tafazziano” è solo autolesionistico, è come se un venditore di petrolio durante la trattativa desse fuoco ai barili per impressionare l’acquirente.

Forse prima di proporci dovremmo realmente capire chi siamo ed accompagnare questo con il contorno fatto di divertimento e tanto altro ancora, prendendo spunto ancora una volta dalla cucina dove il piatto forte non è mai stato il contorno.

 

La via dei borghi a Gallicianò-Amendolea

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Sarà nel cuore dell’Area Grecanica la seconda tappa del progetto La Via dei Borghi.

Tra Gallicianò ed Amendolea andremo alla scoperta delle radici della nostra cultura più antica.

Si partirà da Gallicianò, quella che molti ritengono l’Acropoli dei Greci di Calabria dove dopo l’inagurazione dell’area dei frantoi tornata nuovamente fruibile grazie all’impegno del Centro Strudi, si partirà alla scoperta delle bellezze del Borgo da sempre punto di contatto tra oriente ed occidente.

Nel pomeriggio si partirà alla volta del borgo fortificato di Amendolea con il suo castello, le tante chiese e con i suoi paesaggi suggestivi sul gigante d’argento, la fiumara Amendolea, che disegna tra i suoi tornanti un paesaggio quasi onirico.

Il programma prevede il raduno nei pressi del ponte sull’Amendolea subito dopo il centro abitato di San Carlo (località Passomasseria).

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(GOOGLE MAPS DEL PUNTO DI RADUNO)

 

Successivamente si procederà verso Gallicianò dove visiteremo il borgo e verranno presentati i lavori di risistemazione dell’area dei frantoi dove per l’occasione verrà  celebrata l’inaugurazione dell’opera di Davide Mina. Nel pomeriggio si effettuerà la visita dell’antico borgo di Amendolea dove sarà allestita la mostra dell’artista Maria Manti (volontaria servizio civile nazionale Pro loco Condofuri).

Durante la giornata sarà lanciato il contest fotografico con la collaborazione di IG_Calabria con hashtag che sarà #IG_VALLEAMENDOLEA.

RADUNO PARTECIPANTI/REGISTRAZIONE  9.00

PARTENZA VERSO GALLICIANO’ 9.30 (lo spostamento avverà in macchina)

INIZIO PERCORSO VISITA AI FRANTOI ED AL BORGO ORE 10.30

PAUSA PRANZO DALLE 12.30 ALLE 14.00 A CURA DEI PARTECIPANTI (C’E’ LA POSSIBILITA’ DI PRENOTARE I PANINI AL COSTO DI 5 EURO CON PRENOTAZIONE ANTICIPATA CONTATTANDO I NUMERI 3402178647  3402967971)

ALLE ORE 14.00 PARTENZA DIREZIONE AMENDOLEA (lo spostamento avverrà in macchina)

ALLE ORE 15.00 VISITA DEL BORGO DI AMENDOLEA CON IL SUO CASTELLO E LE SUE CHIESE.

DATI ESCURSIONE

COMUNE: CONDOFURI

ESCURSIONE: T (TURISTICA)

DIFFICOLTA’: BASSA

DISPONIBILI MAX 50 POSTI

RACCOMANDAZIONI

VESTIARIO COMODO

MACCHINA FOTOGRAFICA

INFO

Tel: 3489308724 Domenico o 3470844564 Carmine

Web: ilgiardinodimorgana.wordpress.com o kalabriaexperience.altervista.org

L’ESCURSIONE PREVEDE UN CONTRIBUTO ALLE ATTIVITA’ DELLE ASSOCIAZIONI DI 5 EURO (CHE RESTA COMUNQUE LIBERO E VOLONTARIO)

Prenotazioni entro il 05/05/2018

L’ESCURSIONE NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ASSOCIAZIONE  DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA DERIVANTE DA INFORTUNI.

Tra i reperti del MArRC anche Iside e Serapide

Spesso ci diciamo che il Museo di Reggio non è solo Bronzi di Riace (e fortunatamente è proprio così) e forse troppo spesso affascianti da reperti esteticamente più facilmente leggibili tralasciamo una parte del percorso espositivo del livello D del MArRC, quello riservato alle epigrafi che custodiscono, se osservate con la giusta curiosità, pagine di storia cittadina e mediterranea di rilevante importanza.

Proprio vicino ad epigrafi sepocrali di un comandante della flotta romana e a quella di un liberto (schiavo liberato) legato alla famiglia imperiale probabilmente in città al seguito di Giulia figlia di Augusto, troviamo un blocco tozzo a forma di parallelepipedo che riporta la seguente iscrizione:

ISI ET SERAPI SACRUM Q(uintus) FABIUS TITIANI LIB(ertus) INGENUUS SEVIR AUGUSTALIS FAB(ia) CANDIDA SACRORUM S(ua) P(ecunia).

CONSACRATO A ISIDE E SERAPIDE DA QUINTO FABIO INGENUO LIBERTO DI TIZIANO, SEVIRO AUGUSTALE E DA FABIA CANDIDA DEVOTA (o consacrata) AD ISIDE. A PROPRIE SPESE

(interpretazione e traduzione sono riprese così come riportate nella didascalia museale).

Quest’architrave di età imperiale potrebbe sembrare uno dei tanti reperti del nostro passato, ma questo straordinario blocco ci testimonia l’apertura religiosa verso culti provenienti dall’oriente ed in questo caso dall’Egitto Tolemaico.

Iside e Serapide non sono divinità appartenenti all’originale Pantheon romano ma iniziano un lungo viaggio che dall’Egitto probabilmente tramite Alessandria fece tappa in città meridionali come Regium, nel II sec. a.C. li troviamo a Pompei e progressivamente conquistarono Roma.

Si tratta di culti popolari e popolani che il senato vietò inutilmente più volte e ne fece radere al suolo i templi nel 58, 53, 50 e 48 ma i fedeli costantemente li riedificarono.

Successivamente a Roma però a queste divinità vennero eretti templi, nel Campo Marzio a Iside sotto Caligola e più tardi nell’area del Quirinale a Serapide sotto Caracalla.

Come abbiamo visto queste divinità hanno affrontato un viaggio lungo che le ha portate da oriente al cuore dell’impero. Iside si è progressivamente trasformata da divinità egiziana a divinità ellenistica/romana. Serapide invece è una creazione dei Tolomei che fonde in un’unica divinità le caratteristiche di Osiride, Zeus e Plutone.

Ancora una volta i frammenti custoditi al Museo di Reggio pongono la città nel cuore degli scambi e delle culture mediterranee a rimarcare nuovamente una propensione mediterranea che oggi abbiamo un po’ perso e che deve necessariamente essere riscoperta.