L’ Antiquarium Leucopetra di Lazzaro

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Lucerna (ph Massimo Collini)

Tra le tante attrazioni che l’area di Motta San Giovanni – Lazzaro presenta, sicuramente l’Antiquarium Leucopetra rappresenta il giusto punto di partenza dal quale poi prendere le mosse per la scoperta di un territorio già importantissimo in antico per la sua posizione geografica e per le sue produzioni artigianali.

Così ad esempio Strabone nel suo De Geografia: “Chi naviga da Rhegion verso levante per una distanza di 50 stadi, trova quel promontorio che dal colore chiamano Leucopetra, col quale, dicono, finiscono gli Appennini”.

Leucopetra poi fu meta anche di una delle figure più importanti ed interessanti della storia romana, Cicerone, che intorno al 43 a.C. proprio nel territorio dell’odierna Lazzaro soggiornò presso l’amico Publio Valerio.

L’Antiquarium prospicente alla piazza della chiesa principale di Lazzaro è uno scrigno che conserva le tante pagine di storia che quel territorio da secoli esprime. I reperti più significativi provengono principalmente dal vicinissimo sito archeologico che, diciamocelo francamente, meriterebbe migliore fortuna visto che ormai da troppo tempo attende una fruibilità al pubblico che per motivi di sicurezza tarda ad arrivare.

Sono tanti i pezzi della collezione che colpiscono l’attenzione dei visitatori come i frammenti di sarcofago o le tracce di cultura ebraica o il piccolo tesoretto composto da 11 monete d’oro del V d.C. seppellite dal proprietario che poi molto probabilmente non ebbe modo di recuperarle (oggi il tesoretto anche se riportato nelle tabelle illustrative non è però visibile direttamente).

Tra questi reperti poi come non citare le “ghiande missili” piccoli proiettili da lancio che le legioni romane utilizzavano per scagliarle contro i nemici. Quelle esposte appartenevano alla X LEGIO FRETENSIS la decima legione dello Stretto voluta da Augusto per contrastare Sesto Pompeo proprio nell’area dello Stretto.

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Ghiande missili

E’ facile intuire come siano tante le storie che l’Antiquarium di Lazzaro può raccontare, e consigliamo sempre di contattare la locale Pro Loco sempre attiva nel divulgare un territorio ricchissimo tramite i vari canali social e poi ovviamente indossare occhi curiosi.

 

 

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A Bagnara dove l’ Aspromonte precipita nel Tirreno

chiesa carmelo bagnara

Bagnara è un borgo normanno in terra greca, possiamo definirlo così questo splendido centro affacciato sul mar tirrenno.

Nonostante si ipotizzino origini molto più remote le prime attestazioni storiche risalgono all’ XI secolo d.C. quando sotto i normanni l’area divenne prima prima uno snodo logistico e poi vide la fondazione, nel 1085 dell’abbazia di Santa Maria e dei XII apostoli nell’area della rupe “Martorano”.

Proprio in questo periodo il centro acquisisce importanza strategica per la sua collocazione geografica e per questo i normanni decisero di migliorarne le difese.

Nel secolo successivo Bagnara incrocia il suo destino con Riccardo d’Inghilterra che coinvolto nella III’ Crociata sbarcò in Sicilia per risolvere una disputa ereditaria nella quale era coinvolta la sorella Giovanna vedova di Guglielmo II.  Per far pressione e riottenere la dote della sorella da Tancredi, Riccardo, prese la città di Bagnara nell’ottobre del 1190. Alla fine Riccardo ottenne quanto richiedeva e potè ripartire per la Terra Santa.

Molto importanti per la storia del centro affacciato sulla Costa Viola furono anche le confraternite religiose. Ad esempio la seicentesca “Nobile Arciconfraternita di Maria SS. Del monte Carmelo” della quale oggi a Bagnara è visitabile un piccolo museo annesso allo splendido edificio di culto realizzato agli inizi dell’800, dopo che il precedente venne distrutto dal devastante terremoto del 1783.

Oggi il borgo ha tanto da offrire, qui è semplice mescolare le attrattive che singolarmente si possono trovare in moltissimi centri ma che qui trovano quasi una sintesi perfetta. Il mare certo presenta la vocazione fondamentale ma non bisogna trascurare l’incredibile ricchezza della parte interna, raggiungibile rapidamente e dalla quale si dipanano percorsi Trekking che tolgono il fiato.

Un borgo però che forse più di altri richiede la fruibilità dei suoi luoghi identitari. Con un semplice percorso a piedi sono facilmente raggiungibili tutte le attrattive di questo centro che digrada rapidamente verso il mare, ma spesso raggiunti questi luoghi ci si può solo fermare ad ammirare gli incredibili esterni come quelli di Villa de Leo o del vicino Castello Ruffo che offrono comunque uno spettacolo incantevole a picco sul mare ma che magari meriterebbero migliori fortune.

Un centro questo che sa affascinare con le sue bellezze e la sua storia da raccontare, da assaporare piano, magari riflettendo sul suo lunghissimo lungomare che offre uno dei tramonti più belli della provincia Reggina e che nel periodo estivo acquisisce una vivacità che pochi altri centri limitrofi possono vantare.

Un borgo marino dove l’Aspromonte precipita nel Tirreno, una bellezza ancestrale, prorompente, un contrasto forte che rapisce il pensiero, un concentrato che necessariamente merita migliori fortune.

(l’articolo è stato anche pubblicato nella rubrica Ecoturismo e Beni Culturali del periodico La voce del Sud)

fontana monumentale

 

Archeotrekking dal Museo al Castello Aragonese

Archeotrekking a Reggio Calabria

Il progetto Archeotrekking in partnership con il Museo Archeologico di Reggio Calabria ha come finalità quella di permettere ai visitatori del #MArRC o a chiunque voglia unirsi, una conoscenza più approfondita della storia plurimillenaria di Reggio Calabria attraverso un Trekking Urbano nei luoghi identitari della città.
Il percorso previsto al momento nelle date del 9 di dicembre e del 6 di gennaio prenderà le mosse proprio in prossimità del Museo, presso piazza De Nava alle 11.00, per poi procedere verso dei luoghi molto significativi del passato della città dello Stretto.
La Tomba Ellenistica, individuata proprio negli scavi per la realizzazione di Palazzo Piacentini, attuale sede del moderno Museo reggino, sarà la prima tappa di questo percorso che ci permetterà di ricollegare le collezioni e la storia del Museo (e questo avverrà anche nei siti successivi) alla città.
Successivamente, dopo aver percorso lo splendido Lungomare Falcomatà il trekking continuerà con le Mura Greche e le Terme Romane per poi trovare conclusione al Castello Aragonese vero simbolo, insieme ai Bronzi di Riace, della città di Reggio Calabria.

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo, scarpe da ginnastica e macchina fotografica.

PER INFO E PRENOTAZIONE: 3489308724

La via dei borghi a Bovalino e Condojanni

La via dei borghi a Bovalino e Condojanni

Torna La via dei borghi con il recupero della tappa  di Bovalino e Condojanni, due perle nascoste e poco conosciute della fascia Jonica reggina.

Sarà un affascinante viaggio tra paesaggi, religiosità e fortificazioni medievali che sapranno coinvolgere e narrare pagine poco note della nostra storia.

Visiteremo a Bovalino il castello, la casa del Beato Camillo Costanzo, il museo diocesano, la chiesa della Madonna della Neve, la chiesa della Madonna Immacolata e del Rosario per poi lasciarci rapire dalle bellezze della piccola biblioteca “BiblioTè”, del castello medievale e dalla chiesa di Sant’Antonio a Condojanni.

Condojanni
Inserisci una didascalia

 

DESCRIZIONE:

Bovalino Superiore è situato sul dorso di una lunga collina, a circa 210 metri sul livello del mare, dista 4 Km. da Bovalino M. e 2 da Benestare. E’ attraversata dalla vecchia Statale 112: Bovalino – Bagnara Calabra che taglia l’Aspromonte. Un tempo conteneva il borgo della Guarnaccia, non molto distante dal paese, ed era separato da un ponte e da una porta, che anticamente si chiudeva quando sovrastava qualche pericolo d’incursione straniera o di briganti. Aveva un maestoso castello, costruito dal Conte Ruggero, ben fortificato. Benché danneggiato dal terremoto del 1783, fu inutilmente di­strutto e, dopo un successivo sbancamento fu costruita una strada comunale su parte dell’antico maniero.

Condojanni è una frazione del comune di Sant’Ilario dello Ionio, situato a circa 1,1 Km dal centro comunale, a 159 m sul livello del mare, ha una popolazione di circa 80 abitanti[1]. Fino al 1811 fu comune autonomo e capoluogo di una contea che comprendeva anche Sant’Ilario dello Ionio e Ciminà. Le prime notizie certe risalgono però al medioevo quando la contea di Condojanni entrò in possesso dei Ruffo e fu costruito il castello. Il terremoto del 1783 distrusse gran parte delle abitazioni rimaste e nel 1811 il territorio di Condojanni venne annesso al comune di Sant’Ilario dello Ionio.

 

PROGRAMMA

Ore 09:30 Appuntamento a Bovalino Marina (Sopra la galleria della 106)

Ore 10:00 Partenza per Bovalino Superiore e visita del Borgo

Ore 12:30 Pausa pranzo a sacco a cura dei partecipanti

Ore 14:00 Partenza per Condojanni

Ore 14:30 Arrivo a Condojanni e visita del Borgo

Ore 16:30 Fine dell’escursione

 

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Tempi: 3h (escluso soste)

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

PRENOTAZIONE:

Obbligatoria entro e non oltre il 15 novembre ai numeri: 347-0844564 (Carmine) oppure al Numero 348- 9308724 (Domenico)

Iscrizioni a numero chiuso: fino ad un massimo di 50 partecipanti

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo (a strati), cappellino, occhiali da sole, scarpe da ginnastica, crema protezione solare (facoltativa), macchina fotografica.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Quota di partecipazione 5€ a persona (escluso i soci FIE Pro-Loco di Brancaleone)

N.B.

Non è prevista alcuna forma di assicurazione infortuni, si esonera l’organizzazione da qualsiasi responsabilità civile o penale che possa derivare dalla giornata.

Il programma potrà subire delle modifiche  e/o integrazioni che saranno comunicate al gruppo durante il corso della giornata

La via dei borghi a Sant’Agata del Bianco

Domenica 18 novembre La via dei borghi giungerà nel paese natale del grande scrittore Saverio Strati.

Sarà un viaggio alla ricerca della nostra radice culturale ed identitaria con la visita degli antichi palmenti nell’ agro intorno al borgo per poi tuffarci nella bellezza di un paese che trasuda voglia di riscatto capace di mescolare la bellezza suggestiva dei tipici vicoli delle borgate calabresi alla street art, senza dimenticare i tanti punti di interesse storico come la casa dello scrittore Saverio Strati.

La prima parte della giornata sarà dedicata alla scoperta degli antichi palmenti con un piccolo percorso trekking su stradine di campagna accompagnati dal ricercatore Orlando Sculli .

Palmenti rupestri a Sant'Agata

Palmenti rupestri ph Stefano Strati

Dopo aver attraversato l’agro intorno al borgo tra palmenti ed affacci unici sulle vallate intorno ci dirigeremo verso il borgo di Sant’Agata dove dopo pranzo visiteremo tutti i luoghi di interesse del piccolo centro.

Murale “Tibi e Tascia”
Murale “Poeta Contadino”

PROGRAMMA:
Ore 09:15 Raduno e Registrazione presso Terzo Bivio Per Samo- Caraffa del Bianco-Casignana (SP69) (coordinate Maps )

Descrizione del percorso per raggiungere il punto d’incontro:

Dalla SS106-E90 prendere SP per Africo fino a giungere a Pardesca (Bianco) Procedere in direzione Samo-Caraffa del Bianco, Si giunge presso il 3° Bivio per Samo-Caraffa-Sant’Agata del Bianco, (Punto di incontro).
Ore 09:30 Partenza per Sant’Agata del Bianco (Loc. Lemallo)
Ore 09:45 Arrivo e parcheggio auto Agriturismo Morcida Bianca (coordinate Maps)
Breve escursione alla scoperta dei Palmenti Rupestri (PERCORSO DI UN KM CIRCA SU STRADA DI CAMPAGNA)
Ore 12:00 Partenza per il borgo di Sant’Agata del Bianco (Piazza Municipio e parcheggio auto)
Ore 12:30 Consumazione pranzo a Sacco (a cura dei Partecipanti)
Ore 13:30 Passeggiata nel borgo di San’Agata del Bianco attraverso i vicoli più caratteristici con visita al Museo delle Cose Perdute di Antonio Scarfone,Piazza Tibi e Tascia, Casa di Saverio Strati, Il Giardino del Pensiero, Palazzo Borgia, Via delle Porte Pinte, Chiesa di Sant’Agata, vicoli e piazzette del borgo.
Ore 16:30 Rientro piazza municipio e saluti
Per chi volesse trattenersi anche dopo la conclusione del percorso, l’Amministrazione Comunale di San’Agata ha organizzato LA FESTA D’AUTUNNO per le vie del borgo con degustazioni tipiche, esposizioni di Artigianato e Musica che permetteranno di vivere a pieno quest’esperienza unica in questo nobile borgo.

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

PRENOTAZIONE:

obbligatoria entro e non oltre il 17 novembre ai numeri: 347-0844564 (Carmine) oppure al Numero 348- 9308724 (Domenico)

Iscrizioni a numero chiuso: fino ad un massimo di 40 partecipanti

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo (a strati), cappellino, scarpe da ginnastica, macchina fotografica.
Quota di Partecipazione: 7€ (da versare al momento dell’incontro prefissato nella giornata)
Contest fotografico: Durante la giornata in collaborazione con @Ig_Calabria verrà lanciato il foto-contest con hashtag #Ig_Santagata per valorizzare insieme questo luogo dalle mille meraviglie anche sulla piattaforma social Instagram.

N.B.

Non è prevista alcuna forma di assicurazione infortuni, si esonera l’organizzazione da qualsiasi responsabilità civile o penale che possa derivare dalla giornata.

Il programma potrà subire delle modifiche e/o integrazioni che saranno comunicate al gruppo durante il corso della giornata

La via dei Borghi al Musaba e Mammola

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Il 25 novembre torna La via dei borghi con la seconda parte della prima stagione con la tappa  del Musaba e di Mammola, due eccellenze della fascia Jonica reggina.

Sarà un viaggio entusiasmante tra arte, paesaggi, architettura di un territorio che nasconde potenzialità incredibili ancora tutte da conoscere.

 

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La prima parte della giornata sarà dedicata alla visita del Parco Museo Laboratorio del Musaba, eccellenza calabrese che ogni anno attira tantissimi visitatori.

Il Musaba sorge in prossimità del borgo di Mammola su un’altura dove insistono i ruderi di un antico monastero con annessa la chiesa di Santa Barbara.

Nel 1969 grazie all’intuizione ed al progetto firmato dal grande artista contemporaneo Nik Spatari.

Nik insieme Hiske Mass, hanno creato un universo fatto di animali giganti e figure ancestrali in un connubio perfetto tra arte e natura in un territorio che attraverso l’arte è stato riqualificato.

La visita al Musaba sarà arricchita dalla guida dei due fondatori che ci illustreranno le varie fasi della realizzazione e le opere esposte.

MAMMOLA

La seconda parte della giornata si svolgerà nel borgo di Mammola, partento dalla porta d’accesso dell’antico centro dove si trova la sede della Pro-Loco che ci accoglierà presso la sua sede dove potremo consumare il pranzo.

Successivamente avremo la possibilità di visitare la Grancia di San Biagio dedicata al Santo patrono del Paese.

Il nostro percorso proseguirà tra i caratteristici vicoli del borgo con la visita alla chiesa di San Filippo Neri, Palazzo del Pozzo, Santa Maria del Carmine,Chiesa dell’Annunziata, la Fontana della Pace e la Chiesa di San Nicola di Bari per poi terminare in piazza Ferrari.

PROGRAMMA

Ore 09:30 Incontro presso l’ingresso del Parco Museo Musaba (uscita Mammola statale Jonio/Tirrena)

Ore 10:00 Visita al parco accompagnati da Nik Spatari e Hiske Mass

Ore 12:00 Rientro alle proprie automobili e spostamento in direzione Mammola

Ore 12:30 Arrivo a Mammoma ed accoglienza della Pro Loco presso la sede.

Ore 13:00 Pausa pranzo (A SACCO)

Ore 14:00 Percorso tra le vie del borgo di Mammola

Ore 16:30 Fine del Tour

 

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

PRENOTAZIONE:

obbligatoria entro e non oltre il 23 novembre ai numeri: 347-0844564 (Carmine) oppure al Numero 348- 9308724 (Domenico)

Iscrizioni a numero chiuso: fino ad un massimo di 40 partecipanti

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo (a strati), cappellino, occhiali da sole, scarpe da ginnastica, crema protezione solare (facoltativa), macchina fotografica.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Quota di partecipazione 15€ a persona che include biglietto d’ingresso al Musaba, Guida e contributo alle associazioni promotrici

N.B.

Non è prevista alcuna forma di assicurazione infortuni, si esonera l’organizzazione da qualsiasi responsabilità civile o penale che possa derivare dalla giornata.

Il programma potrà subire delle modifiche  e/o integrazioni che saranno comunicate al gruppo durante il corso della giornata

La via dei borghi a Bovalino e Condojanni

Bovalino e Condojanni

Torna La via dei borghi con la seconda parte della prima stagione con la tappa  di Bovalino e Condojanni, due perle nascoste e poco conosciute della fascia Jonica reggina.

Sarà un affascinante viaggio tra paesaggi, religiosità e fortificazioni medievali che sapranno coinvolgere e narrare pagine poco note della nostra storia.

Visiteremo a Bovalino il castello, la casa del Beato Camillo Costanzo, il museo diocesano, la chiesa della Madonna della Neve, la chiesa della Madonna Immacolata e del Rosario per poi lasciarci rapire dalle bellezze della piccola biblioteca “BiblioTè”, del castello medievale e dalla chiesa di Sant’Antonio a Condojanni.

Condojanni

 

DESCRIZIONE:

Bovalino Superiore è situato sul dorso di una lunga collina, a circa 210 metri sul livello del mare, dista 4 Km. da Bovalino M. e 2 da Benestare. E’ attraversata dalla vecchia Statale 112: Bovalino – Bagnara Calabra che taglia l’Aspromonte. Un tempo conteneva il borgo della Guarnaccia, non molto distante dal paese, ed era separato da un ponte e da una porta, che anticamente si chiudeva quando sovrastava qualche pericolo d’incursione straniera o di briganti. Aveva un maestoso castello, costruito dal Conte Ruggero, ben fortificato. Benché danneggiato dal terremoto del 1783, fu inutilmente di­strutto e, dopo un successivo sbancamento fu costruita una strada comunale su parte dell’antico maniero.

Condojanni è una frazione del comune di Sant’Ilario dello Ionio, situato a circa 1,1 Km dal centro comunale, a 159 m sul livello del mare, ha una popolazione di circa 80 abitanti[1]. Fino al 1811 fu comune autonomo e capoluogo di una contea che comprendeva anche Sant’Ilario dello Ionio e Ciminà. Le prime notizie certe risalgono però al medioevo quando la contea di Condojanni entrò in possesso dei Ruffo e fu costruito il castello. Il terremoto del 1783 distrusse gran parte delle abitazioni rimaste e nel 1811 il territorio di Condojanni venne annesso al comune di Sant’Ilario dello Ionio.

PROGRAMMA

Ore 09:30 Appuntamento a Bovalino Marina (Sopra la galleria della 106)

Ore 10:00 Partenza per Bovalino Superiore e visita del Borgo

Ore 12:30 Pausa pranzo a sacco a cura dei partecipanti

Ore 14:00 Partenza per Condojanni

Ore 14:30 Arrivo a Condojanni e visita del Borgo

Ore 16:30 Fine dell’escursione

 

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Tempi: 3h (escluso soste)

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

PRENOTAZIONE:

Obbligatoria entro e non oltre il 12 ottobre ai numeri: 347-0844564 (Carmine) oppure al Numero 348- 9308724 (Domenico)

Iscrizioni a numero chiuso: fino ad un massimo di 50 partecipanti

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo (a strati), cappellino, occhiali da sole, scarpe da ginnastica, crema protezione solare (facoltativa), macchina fotografica.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Quota di partecipazione 5€ a persona (escluso i soci FIE Pro-Loco di Brancaleone)

N.B.

Non è prevista alcuna forma di assicurazione infortuni, si esonera l’organizzazione da qualsiasi responsabilità civile o penale che possa derivare dalla giornata.

Il programma potrà subire delle modifiche  e/o integrazioni che saranno comunicate al gruppo durante il corso della giornata

La via dei Borghi a Placanica, tra cielo e mare

Placanica, la via dei borghi

Torna La via dei borghi con la seconda parte della prima stagione e ripartiremo da Placanica un piccolo borgo medievale e dalla storia antichissima e dai suoi panorami mozzafiato. Il borgo saprà affascinare con le sue tante attrattive artistiche e storiche come il Convento dei Domenicani, la chiesa di Santa Caterina, la torre dell’orologio, i murales presenti nei suoi caratteristici vicoletti, gli affacci e le piazze, la chiesa di San Basilio Magno, il castello Medievale e la Torre di Guardia nel rione S. Leonardo. Condivideremo questo percorso culturale assieme agli amici dell’Associazione INNOVUS un’associazione molto attiva sul territorio che coordinerà la visita dando largo spazio ai giovani, vero futuro delle nostre aree interne.

Panoramica Borgo Placanica

DESCRIZIONE:

E’ un piccolo comune di circa 2.000 abitanti della provincia di Reggio Calabria; l’abitato occupa per lo più il crinale che divide la valle della fiumara Precariti e del torrente Castore, detto anche Fiorello perché ricco di oleandri fioriti. Il borgo sorge  a 240 m.s.l.m., tra i comuni di Caulonia, Pazzano e Stignano. Fanno parte del Comune di Placanica le frazioni di Titi, Pietra, Sambrase, Colavono, Survia, S. Domenica, Valenti. Placanica è sicuramente un paese da scoprire , piaceva molto ai grandi viaggiatori ed artisti del passato, come ad Edward Lear, che ne rimase particolarmente affascinato.
Placanica possiede angoli di suggestiva bellezza, grazie anche ad una cornice naturale che regala al visitatore i colori pù belli dall’azzurro intenso del mare, al verde delle montagne ed al caratteristico color argilla delle vecchie case, coi tetti coperti dalle caratteristiche “ceramidi” .
Interessante la chiesa di San Basilio Magno, dove tra le tante opere spicca una tela di San Gennaro datata al 1600, un Tabernacolo di presumibile scuola Gaginesca, ed un Busto ligneo raffigurante Sant’Emidio patrono del Paese, ad Opera di V. Zaffino. Inoltre  Placanica ospitò il famoso filosofo Tommaso Campanella nel Convento dei Frati Domenicani, annesso alla chiesa di S. Caterina, nel quale poi prese i voti.

 

PROGRAMMA

Ore 09:30 Raduno e registrazione presso ingresso bivio per Placanica (SP 92)

Ore 10:00 Partenza per il borgo di Placanica

Ore 10:30 Raduno in Piazza Municipio Placanica e inizio percorso guidato

Ore 13:30 Pausa pranzo a sacco a cura dei partecipanti

Ore 15:30 Saluti e partenza per il rientro

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Tempi: 3h (escluso soste)

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

PRENOTAZIONE:

obbligatoria entro e non oltre il 21 settembre ai numeri: 347-0844564 (Carmine) oppure al Numero 348- 9308724 (Domenico)

Iscrizioni a numero chiuso: fino ad un massimo di 50 partecipanti

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti leggeri e comunque adatti al periodo (a strati), cappellino, occhiali da sole, scarpe da ginnastica, crema protezione solare (facoltativa), macchina fotografica.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Quota di partecipazione 5€ a persona (escluso i soci FIE Pro-Loco di Brancaleone)

N.B.

Non è prevista alcuna forma di assicurazione infortuni, si esonera l’organizzazione da qualsiasi responsabilità civile o penale che possa derivare dalla giornata.

Il programma potrà subire delle modifiche  e/o integrazioni che saranno comunicate al gruppo durante il corso della giornata

 

Il Duomo ed i suoi “ricordi di pietra”

Duomo Reggio Calabria

Spesso accade che la Cattedrale di una città ne diventi simbolo, ma il Duomo di Reggio oltre a divenirne simbolo ne ha seguito per secoli le vicende storiche, venendo fondato in questa parte di città in contrapposizione alla Cattolica dei greci che insisteva nei pressi della banca sopra l’odiera Piazza Italia.  Successivamente i suoi splendori barocchi (di cui ne resta eccellente testimonianza nella Cappella del Sacramento)  furono danneggiati dai terremoti e  proprio la scalinata dell’edificio sacro fu teatro degli scontri Garibaldini. Testimonianza invece di alcuni rifacimenti vengono ricordati nella lapide del 1682 di cui poco più giù parleremo.

L’edificio moderno segue quel filo rosso che collega quasi tutte le chiese della nostra città realizzate nell’ultima ricostruzione, (eccezion fatta per la chiesa “Pepe”, la “Graziella” a Sbarre e Sant’Antonio ad Archi che sono molto più antiche)  quella a seguito del catastrofico terremoto del 1908, e cioè dentro un edifico novecentesco sono sempre custodite tracce di un passato molto più antico.

Questa volta ci soffermeremo su testimonianze scritte, delle lapidi, che provengono da periodi molto diversi, anzi le prime due furono realizzate in un tempo a noi molto prossimo metre la terza come già detto è databile al 1682.

Ma andiamo con ordine e partiamo da queste prime due lapidi collocate tra le porte d’ingresso della Cattedrale:

I due manufatti sono databili al 1978 e 1980 riferibili quindi all’opera di pastore della diocesi del vescovo Aurelio Sorrentino e furono volute su impulso di quest’ultimo da due papi differenti. La prima da Paolo VI che innalza a Basilica Minore la Cattedrale dei Reggini riconoscendole la sua importanza storica, per le memorie custodite e per l’opera pastorale che viene svolta.

La seconda lapide invece, voluta da Papa Giovanni Paolo II, rimanda all’origine del cristianesimo sulla sponda calabra dello Stretto con la venuta di San Paolo nel 58 d.C. e la nomina di Stefano da Nicea primo vescovo dei reggini, che vengono con autorità papale nominati rispettivamente patrono principale e patrono secondario della diocesi.

La terza lapide invece ha un passato molto più antico con una piccola appendice nell’ultimo secolo di storia reggina:

Lapide del 1682 del Duomo di Reggio Calabria

La lapide che testimonia l’importanza della sede vescovile reggina ricorda l’opera di risistemazione dell’edificio di culto voluta dal vescovo spagnolo Martino Ybanez di Villanueva e recita così (la traduzione proviene dal sito ufficiale della cattedrale www.cattedralereggiocalabria.it)

“ A Dio Ottimo Massimo. All’ Alma Vergine Madre Assunta al Cielo (intitolata) la Chiesa Reggina, Metropoli della Magna Grecia di un tempo, madre e capo di province, fondata nell’anno 58 dall’Apostolo Paolo, affidata al suo discepolo il martire Stefano, 1° Vescovo dei Reggini.
Per la cura dei beni spirituali l’Arcivescovo reggino della Calabria Ulteriore e Metropolita della stessa, Archimandrita di Ioppolo, Abate di S. Dionigi, è a capo di dieci Chiese Cattedrali, i cui Vescovi sono suffraganei, quello di Bova, di Cassano, di Catanzaro, di Crotone, di Gerace, di Nicastro, di Nicotera, di Oppido, di Squillace, di Tropea;
per la cura dei beni temporali, è alla presentazione del Re cattolico e Consigliere della regia Maestà, Conte della città di Bova e della campagna di Africo, Barone di Oppido di Castellace con giurisdizione di pura e mista sovranità, per concessione data dall’imperatore Enrico VI nell’anno 1199 e confermata da Federico II nell’anno 1223.
Martino Ybanez di Villanueva, spagnolo dell’Ordine della SS. Trinità, avvocato e qualificatore della Santa e Generale Inquisizione Spagnola, dottore e primo cattedratico della Scuola complutense di Sacra Teologia, dall’Episcopato di Gaeta Arcivescovo di Reggio, con la misericordia di Dio restaurò all’interno e all’esterno e riportò allo stato presente tutta questa  spagnolo dell’Ordine della SS. Trinità, avvocato e qualificatore della Santa e Generale Inquisizione Spagnola, dottore e primo cattedratico della Scuola complutense di Sacra Teologia, dall’Episcopato di Gaeta Arcivescovo di Reggio, con la misericordia di Dio restaurò all’interno e all’esterno e riportò allo stato presente tutta questa Chiesa, deforme e quasi crollata per la vetustà. Nell’anno del Signore 1682.”

La stele, come ricordato nell’iscrizione novecentesca in basso,  era collocata sul fronte del vecchio Duomo e subì dei danni (com’è facile vedere dalla foto) durante il terremoto del 1908 e venne poi ricomposta e collocata all’interno del Duomo moderno dal vescovo di Reggio Enrico Montalbetti nel 1939.

Reggio ed i suoi monumenti aspettano solo di essere scoperti e raccontati. Per farlo bisogna munirsi di occhi curiosi con approcci lenti perchè talvolta anche dei marmi ci raccontano storie vecchie di secoli o addirittura di millenni.

“Quattru petri”… o forse no.

Spesso ci diciamo che la bellezza è nascosta in piena vista, troppo spesso presi da ritmi di vita frenatici e per poca curiosità diamo quasi per scontati e per poco interessanti testimonianze che ci parlano di glorie passate e di pagine di storia cittadina che ogni reggino dovrebbe conoscere almeno per sommi capi, così tanto per evitare i soliti tormentoni triti e ritriti antistorici ed autolesionistici tipo “Riggiu non vindiu mai ranu” o il tombale “non c’è nenti”

Ad esempio, così tanto per citar qualche bellezza in luoghi conosciuti a tutti come lo splendido Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria potremmo fare pochi passi dal Museo Archeologico della Magna Grecia per andare a scoprire una delle tombe rinvenute durante i lavori di scavo per la realizzazione dello stesso Museo. La tomba, alle spalle di una nota gelateria, è sorella di quelle ancora oggi visibili nel piano interrato del Museo rimaste intatte e inalterate rispetto alla loro condizione originaria.

Ma continuiamo sempre sullo stesso asse viario, il Lungomare reggino, che dovrebbe necessariamente divenire un vero giardino privo di strutture ingombranti che andrebbero ripensate e ricollocate in altra sede per lasciare finalmente spazio ai monumentali Ficus Magnolia e permettere a quest’ ultimi di trovare con le loro radici quella terra che da troppo tempo non riescono a raggiungere e che nonostante i ripetuti avvertimenti (leggi caduta rami) noi continuiamo a circoscrivere in angusti spazzi non più sufficienti.

Attraversato quindi questo lungo viale sospeso sull’azzurro intenso dello Stretto arriviamo nella prima area Archeologica che arricchisce questa passeggiata, le mura greche della città.

Il sito, che meriterebbe maggiore visibilità e comunicazione, ci parla di un passato glorioso ed importante.  La teoria più accreditata vuole l’edificazione delle mura intorno al IV sec. a.C. quando la città dopo la caduta per mano del tiranno Dionisio di Siracusa venne ripoliticizzata e riorganizzata dal figlio Dionisio il Giovane dal 356 a.C in poi.

Il sito presenta oggi solo la zoccolatura in arenaria con una doppia cortina di pietre parallele che lasciva un spazio interno, un tempo riempito per dare solidità con terra e pietrisco, su questa base poi si ergeva  il muro in mattoni cotti che presentavano i bolli che certificavano talvolta il nome del produttore ed in alcuni casi la destinazione del mattone stesso con su stampigliato “delle mura”, “dei reggini”.

Volendo ci si potrebbe anche fermare qui, e spesso questa scelta è forzata visto che si attende un’apertura sistematica di questo sito magari mettendolo anche a profitto di chi lo gestisce, ma c’è una nota positiva, visto che il sito finalmente può godere di una pulizia più ravvicinata nel tempo e comunque se realmente non ci si vuole fermare qui, basta procede ancora per pochi passi verso la stazione centrale di Reggio per gettare lo sguardo sul sito archeologico delle Terme Romane con i suoi ambienti ed il suo mosaico pavimentale.

Abbiamo fatto poco più di un chilometro eppure di cose ne abbiamo viste ed immaginate e ci siamo fermati solo a panorama, alberi e storia, senza neanche fare soste nei vari chioschi a gustare le specialità enogastronomiche del nostro territorio eppure la cappa dell’occasione mancata dell’incompiuta spesso dopo un po’ ci assale.

Forse perché troppo spesso a quei tormentoni iniziali noi reggini ne aggiungiamo uno ancora più pesante che come piombo appesantisce il volo di questa Città. Diciamocelo pure, per molti di noi quelle sono solo “quattro pietre” anzi “quattru petri” perché forse non riusciamo a comprenderci, non riusciamo a capire che presentarci in modo così “Tafazziano” è solo autolesionistico, è come se un venditore di petrolio durante la trattativa desse fuoco ai barili per impressionare l’acquirente.

Forse prima di proporci dovremmo realmente capire chi siamo ed accompagnare questo con il contorno fatto di divertimento e tanto altro ancora, prendendo spunto ancora una volta dalla cucina dove il piatto forte non è mai stato il contorno.