La via dei borghi a Gallicianò-Amendolea

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Sarà nel cuore dell’Area Grecanica la seconda tappa del progetto La Via dei Borghi.

Tra Gallicianò ed Amendolea andremo alla scoperta delle radici della nostra cultura più antica.

Si partirà da Gallicianò, quella che molti ritengono l’Acropoli dei Greci di Calabria dove dopo l’inagurazione dell’area dei frantoi tornata nuovamente fruibile grazie all’impegno del Centro Strudi, si partirà alla scoperta delle bellezze del Borgo da sempre punto di contatto tra oriente ed occidente.

Nel pomeriggio si partirà alla volta del borgo fortificato di Amendolea con il suo castello, le tante chiese e con i suoi paesaggi suggestivi sul gigante d’argento, la fiumara Amendolea, che disegna tra i suoi tornanti un paesaggio quasi onirico.

Il programma prevede il raduno nei pressi del ponte sull’Amendolea subito dopo il centro abitato di San Carlo (località Passomasseria).

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(GOOGLE MAPS DEL PUNTO DI RADUNO)

 

Successivamente si procederà verso Gallicianò dove visiteremo il borgo e verranno presentati i lavori di risistemazione dell’area dei frantoi dove per l’occasione verrà  celebrata l’inaugurazione dell’opera di Davide Mina. Nel pomeriggio si effettuerà la visita dell’antico borgo di Amendolea dove sarà allestita la mostra dell’artista Maria Manti (volontaria servizio civile nazionale Pro loco Condofuri).

Durante la giornata sarà lanciato il contest fotografico con la collaborazione di IG_Calabria con hashtag che sarà #IG_VALLEAMENDOLEA.

RADUNO PARTECIPANTI/REGISTRAZIONE  9.00

PARTENZA VERSO GALLICIANO’ 9.30 (lo spostamento avverà in macchina)

INIZIO PERCORSO VISITA AI FRANTOI ED AL BORGO ORE 10.30

PAUSA PRANZO DALLE 12.30 ALLE 14.00 A CURA DEI PARTECIPANTI (C’E’ LA POSSIBILITA’ DI PRENOTARE I PANINI AL COSTO DI 5 EURO CON PRENOTAZIONE ANTICIPATA CONTATTANDO I NUMERI 3402178647  3402967971)

ALLE ORE 14.00 PARTENZA DIREZIONE AMENDOLEA (lo spostamento avverrà in macchina)

ALLE ORE 15.00 VISITA DEL BORGO DI AMENDOLEA CON IL SUO CASTELLO E LE SUE CHIESE.

DATI ESCURSIONE

COMUNE: CONDOFURI

ESCURSIONE: T (TURISTICA)

DIFFICOLTA’: BASSA

DISPONIBILI MAX 50 POSTI

RACCOMANDAZIONI

VESTIARIO COMODO

MACCHINA FOTOGRAFICA

INFO

Tel: 3489308724 Domenico o 3470844564 Carmine

Web: ilgiardinodimorgana.wordpress.com o kalabriaexperience.altervista.org

L’ESCURSIONE PREVEDE UN CONTRIBUTO ALLE ATTIVITA’ DELLE ASSOCIAZIONI DI 5 EURO (CHE RESTA COMUNQUE LIBERO E VOLONTARIO)

Prenotazioni entro il 05/05/2018

L’ESCURSIONE NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ASSOCIAZIONE  DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA DERIVANTE DA INFORTUNI.

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Amendolea e le sue chiese

L’antico borgo di Amendolea riesce ad attrarre per tante ragioni, ad esempio per il suo irresistibile fascino, per i  silenzi tra le case dirute con l’affaccio su quel frammento di donjon pericolante da anni, o ad esempio per quegli scorci sul torrente sottostante che sembra quasi una lingua d’argento tra i fianchi verdastri ed aspri dei crinali che la contengono.

Tutto questo è Amendolea, ma oggi soffermiamoci su un’altra delle sue caratteristiche, sul numero così elevato di edifici sacri. Di fatti un borgo così piccolo presenta cinque edifici di culto.

La chiesa più grande, quella dell’Assunta, insiste su di un pianoro panoramico all’estremità opposta del castello e destinata ai riti del popolo. La nobiltà invece, disponeva all’interno dell’edificio fortificato di una cappella palatina, proprio alle spalle della grande sala fenestrata.

La cappella presenta ancora oggi residui d’affresco.

Appena fuori le mura del borgo, sono facilmente individuabili i ruderi delle chiese di Santa Caterina e quelli della chiesa di San Sebastiano con il suo splendido campanile.

Il fascino di questo luogo però non ha raggiunto il suo massimo. Un po’ più discosta dal centro del borgo, ma di poco, sulla strada che da Amendolea ripida porta a Bova, si incontra il vecchio segnale che indica la salita per giungere alla chiesa di San Nicola.

La chiesetta, dell’ XI sec., allo stato di rudere, è di piccole dimensioni, manca del tetto e di quasi tutta la parete meridionale dove un tempo si apriva l’ingresso.

L’edificio presenta tre absidi con quella centrale che presenta una piccola apertura e le due laterali, prothesis e diaconicòn, che sono i veri gioielli di questo antico edificio.

Le absidi laterali infatti, presentano ancora oggi (se ne invoca a gran voce un intervento conservativo) residui di affreschi. Se nell’abside di destra questi restano appena visibili, nell’abside di sinistra l’affresco è maggiormente apprezzabile e si individua una figura intera di Santo con paramenti sacri nell’atto di benedizione.

Il borgo di Amendolea e le sue bellezze difficilmente tradiscono le attese, l’unica cosa da portare da casa resta la curiosità, per il resto, la magia e la storia di quei luoghi giustificano sempre il viaggio.

 

 

AMENDOLEA, L’ECO DEI SECOLI

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L’antico borgo di Amendolea è posto su di una altura a 350 Mt sul livello del mare, poco distante dall’odierno abitato, rappresenta una traccia molto significativa della gloria goduta da quel pezzo di Calabria in un passato non molto lontano.

Le origini del Borgo, si perdono nei secoli, sappiamo ad esempio che non molto lontano da li, in località Rocca del Lupo (una caratteristica penisola che divide, in prossimità della confluenza, le Fiumare Amendolea e Condofuri) viene attestata la presenza umana già nel Neolitico.

Alcuni studiosi ritengono L’Amendolea l’originario confine tra le Polis di Reggio e Locri, ma non vi è unanimità di vedute sul punto in quanto secondo un’altra teoria tale confine passava invece nell’odierna Fiumara Palizzi.

Risulta però evidente che le caratteristiche del borgo così come pervenutoci siano da rintracciare in epoca medievale.

Il percorso inizierà all’imboccatura del ponte che attraversa il torrente Amendolea(foto sotto) (link google maps inizio percorso) per poi seguire la strada comunale fino all’abitato di Amendolea per poi giungere all’antico Borgo fortificato.

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inizio percorso, fontana a sx e ponte sulla dx

Superato l’unico dislivello di giornata si inizierà la visita alle chiese fuori le mura

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Campanile della chiesa di San Sebastiano

per poi passare alla visita del possente Castello dove ci fermeremo a pranzare (PRANZO A SACCO).

L’avvicinamento a piedi al borgo di Amendolea ci permetterà già dall’inizio del percorso di ammirare panorami suggestivi sull’omonima Fiumara.

Gli odori ed i panorami permetteranno la comprensione di questo lembo magico di territorio Calabrese, con i suoi contrasti e le sue bellezze paesaggistiche, culturali, storiche ed archeologiche.

Nel pomeriggio continueremo la visita al borgo con i suoi suggestivi panorami per poi passare dalla porta meridionale del borgo e riprendere il sentiero del rientro.

 

PROGRAMMA

RADUNO/REGISTRAZIONE PARTECIPANTI ORE 9.30

PARTENZA ORE 10.00

PRANZO (A SACCO) ORE 12.30

FINE ESCURSIONE ORE 16

DATI ESCURSIONE

COMUNE: CONDOFURI

ESCURSIONE: T (TURISTICA)

DIFFICOLTA’: FACILE

DISTANZA: 6 KM (COMPLESSIVI)

DISLIVELLO 250 MT

COSA PORTARE

1,5 / 2 lt d’acqua, (presente fontana pubblica all’inizio del percorso).

Scarpe da trekking o scarpe che permettano buona presa nello sterrato.

Abbigliamento comodo a strati.

Pranzo a Sacco

Teli o quanto si ritiene opportuno per pranzare all’aperto

INFO

Tel: 3489308724

Mail: ilgiardinodimorgana@gmail.com

CONTRIBUTO

5 euro per le attività dell’associazione

Max 20 partecipanti.

Prenotazioni entro il 12/05/2017

L’ESCURSIONE NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ASSOCIAZIONE  DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA DERIVANTE DA INFORTUNI.

Amendolea, l’eco dei secoli

L’articolo, che ripercorre un po’ le tappe storiche dell’antico abitato di Amendolea, è comparso anche sul periodico dell’area grecanica “La voce del Sud”, un altro ottimo strumento per promuovere la bellezza del nostro territorio.

Vi auguro buona lettura, ma soprattutto, come sempre, buon cammino.

Domenico Guarna

 

L’antico borgo di Amendolea è posto su di una altura a 350 Mt sul livello del mare, poco distante dall’odierno abitato, rappresenta una traccia molto significativa della gloria goduta da quel pezzo di Calabria in un passato non molto lontano.

Le origini del Borgo, si perdono nei secoli, sappiamo ad esempio che non molto lontano da li, in località Rocca del Lupo (una caratteristica penisola che divide, in prossimità della confluenza, le Fiumare Amendolea e Condofuri) viene attestata la presenza umana già nel Neolitico.

Alcuni studiosi ritengono L’Amendolea l’originario confine tra le Polis di Reggio e Locri, ma non vi è unanimità di vedute sul punto in quanto secondo un’altra teoria tale confine passava invece nell’odierna Fiumara Palizzi.

Risulta però evidente che le caratteristiche del borgo così come pervenutoci siano da rintracciare in epoca medievale.

Anche sul nome del paese vi è incertezza, secondo alcuni deriverebbe dall’indicazione di un mandorleto li in zona (e la produzione è ancora oggi presente), ma secondo altri deriverebbe dal nome del primo feudatario Normanno.

Di Amendolea si legge in un antico Diploma databile tra il 1082 ed il 1099 nel quale si disegna il confine tra il feudo di Amendolea e quello di Bova.

In pieno Feudalesimo il paese crebbe in importanza, nonostante la superficie abitativa fosse di ridotte dimensioni, la presenza del castello, le mura che fortificavano il borgo, la resero sede del potere feudale, (data l’importanza del borgo, la Fiumara prende proprio da esso la sua denominazione) che estendeva il suo potere su Roccaforte (Vunì) Gallicianò (Gallicanum) e Roghudi (Ricudum), ai quali successivamente si unì anche Condofuri.

Come si diceva data la ristrettezza di spazio le case, si sviluppavano in altezza su tre piani, dove il piano terra era adibito a stalla, nel piano di mezzo si trovava la cucina e per finire all’ultimo piano era collocata la camera da letto.

Furono molti i signori che governarono sul feudo di Amendolea che intrecciarono la loro storia familiare con quel territorio.

Come si diceva la prima famiglia di cui ci è data notizia fu proprio la famiglia normanna degli Amendolea, per poi passare ai Del Balzo di origine francese.

Sotto gli Aragonesi il feudo passò ai Cardona e successivamente agli Abenavoli e nel 1532 ai De Mendoza.

I Ruffo, ai quali ancora oggi viene intitolato il castello, subentrarono al potere con Francesco duca di Bagnara, e mantennero il potere fino agli inizi dell’800.

Amendolea riesce ancora ad evocare gli echi di un passato glorioso, di pagine infinite di storia unita ad un paesaggio mozzafiato sul torrente, un gigante d’argento, e sul mar jonio, un tempo fonte di pericolo per l’ incursioni dei Saraceni, oggi invece una ricchezza paesaggistico-culturale da integrare sempre di più.

Giorni di freddo e di bellezza

Sono stati giorni di gran freddo per la Calabria e per quasi tutto il sud d’Italia.

Diciamocelo francamente, non siamo abituati a queste temperature rigide che per altre aree del mondo e per altri popoli rappresentano  la normalità o forse anche un clima accettabile e finanche mite.

Io vorrei provare a raccontarvi della bellezza che questi giorni di freddo intenso ci hanno lasciato.

Di quel fascino, che per alcuni è insolito, perché abituati ad una immagine della Calabria troppo stereotipata, di regione a vocazione turistica esclusivamente agostana e prettamente  balneare.

Reggio come tutta la sua provincia (come il resto della regione), vantano una diversità di ambienti e climi che potenzialmente permetterebbero di attrarre flussi turistici per 12 mesi l’anno senza ovviamente farsi l’illusione di diventare la nuova Cortina.

Tralasciando l’analisi su quello che potrebbe essere e sui motivi perché queste  potenzialità non vengono espresse (lungo sarebbe il discorso sulla scarsa attenzione su questo aspetto del mercato turistico o sull’impreparazione a saperlo coltivare, incentivare ed attrarre) vorrei appunto soffermarmi sulle immagini che mi sono rimaste impresse negli occhi in questo mio girovagare su strade che sembravo diverse, immerse in panorami che regalavano un contrasto stridente rispetto alle immagini immagazzinate nella mia memoria.

Quello che più rapisce è  il silenzio che è comunque  tipico delle nostre valli ma che in queste occasioni viene quasi ovattato da quelle  spruzzate di bianco e da quei colori intensi così insoliti che ne sostituiscono altri altrettanto intensi.

La bellezza che nelle nostre aree interne sicuramente non si fa fatica ad individuare, tra borghi e panorami aspri e duri, tipici dei contrasti di questa terra, sa mutare, sa diventare calda ed intensa, ed allo stesso tempo sa stupire d’inverno con odori, colori e sapori che troppo spesso vengono nascosti e che riescono ad emozionare ancora di più quando riscoperti e riassaporati.

L’Amendolea poi,che come al solito, continua a rapirmi, sa veramente cambiare abito, con i suoi paesi che diventano presepi, il greto della fiumara sempre impetuoso e quello stacco con la vegetazione dei costoni che diventa meno netto, quasi sfumato .

Vorrei, infine, condividere con voi qualche foto sperando di tramettere l’emozione che quei paesaggi hanno trasmesso ai miei occhi.

Il presidente,

Domenico Guarna.