L’ Antiquarium Leucopetra di Lazzaro

antiquarium lazzaro1
Lucerna (ph Massimo Collini)

Tra le tante attrazioni che l’area di Motta San Giovanni – Lazzaro presenta, sicuramente l’Antiquarium Leucopetra rappresenta il giusto punto di partenza dal quale poi prendere le mosse per la scoperta di un territorio già importantissimo in antico per la sua posizione geografica e per le sue produzioni artigianali.

Così ad esempio Strabone nel suo De Geografia: “Chi naviga da Rhegion verso levante per una distanza di 50 stadi, trova quel promontorio che dal colore chiamano Leucopetra, col quale, dicono, finiscono gli Appennini”.

Leucopetra poi fu meta anche di una delle figure più importanti ed interessanti della storia romana, Cicerone, che intorno al 43 a.C. proprio nel territorio dell’odierna Lazzaro soggiornò presso l’amico Publio Valerio.

L’Antiquarium prospicente alla piazza della chiesa principale di Lazzaro è uno scrigno che conserva le tante pagine di storia che quel territorio da secoli esprime. I reperti più significativi provengono principalmente dal vicinissimo sito archeologico che, diciamocelo francamente, meriterebbe migliore fortuna visto che ormai da troppo tempo attende una fruibilità al pubblico che per motivi di sicurezza tarda ad arrivare.

Sono tanti i pezzi della collezione che colpiscono l’attenzione dei visitatori come i frammenti di sarcofago o le tracce di cultura ebraica o il piccolo tesoretto composto da 11 monete d’oro del V d.C. seppellite dal proprietario che poi molto probabilmente non ebbe modo di recuperarle (oggi il tesoretto anche se riportato nelle tabelle illustrative non è però visibile direttamente).

Tra questi reperti poi come non citare le “ghiande missili” piccoli proiettili da lancio che le legioni romane utilizzavano per scagliarle contro i nemici. Quelle esposte appartenevano alla X LEGIO FRETENSIS la decima legione dello Stretto voluta da Augusto per contrastare Sesto Pompeo proprio nell’area dello Stretto.

ghiande missili lazzaro
Ghiande missili

E’ facile intuire come siano tante le storie che l’Antiquarium di Lazzaro può raccontare, e consigliamo sempre di contattare la locale Pro Loco sempre attiva nel divulgare un territorio ricchissimo tramite i vari canali social e poi ovviamente indossare occhi curiosi.

 

 

A Bagnara dove l’ Aspromonte precipita nel Tirreno

chiesa carmelo bagnara

Bagnara è un borgo normanno in terra greca, possiamo definirlo così questo splendido centro affacciato sul mar tirrenno.

Nonostante si ipotizzino origini molto più remote le prime attestazioni storiche risalgono all’ XI secolo d.C. quando sotto i normanni l’area divenne prima prima uno snodo logistico e poi vide la fondazione, nel 1085 dell’abbazia di Santa Maria e dei XII apostoli nell’area della rupe “Martorano”.

Proprio in questo periodo il centro acquisisce importanza strategica per la sua collocazione geografica e per questo i normanni decisero di migliorarne le difese.

Nel secolo successivo Bagnara incrocia il suo destino con Riccardo d’Inghilterra che coinvolto nella III’ Crociata sbarcò in Sicilia per risolvere una disputa ereditaria nella quale era coinvolta la sorella Giovanna vedova di Guglielmo II.  Per far pressione e riottenere la dote della sorella da Tancredi, Riccardo, prese la città di Bagnara nell’ottobre del 1190. Alla fine Riccardo ottenne quanto richiedeva e potè ripartire per la Terra Santa.

Molto importanti per la storia del centro affacciato sulla Costa Viola furono anche le confraternite religiose. Ad esempio la seicentesca “Nobile Arciconfraternita di Maria SS. Del monte Carmelo” della quale oggi a Bagnara è visitabile un piccolo museo annesso allo splendido edificio di culto realizzato agli inizi dell’800, dopo che il precedente venne distrutto dal devastante terremoto del 1783.

Oggi il borgo ha tanto da offrire, qui è semplice mescolare le attrattive che singolarmente si possono trovare in moltissimi centri ma che qui trovano quasi una sintesi perfetta. Il mare certo presenta la vocazione fondamentale ma non bisogna trascurare l’incredibile ricchezza della parte interna, raggiungibile rapidamente e dalla quale si dipanano percorsi Trekking che tolgono il fiato.

Un borgo però che forse più di altri richiede la fruibilità dei suoi luoghi identitari. Con un semplice percorso a piedi sono facilmente raggiungibili tutte le attrattive di questo centro che digrada rapidamente verso il mare, ma spesso raggiunti questi luoghi ci si può solo fermare ad ammirare gli incredibili esterni come quelli di Villa de Leo o del vicino Castello Ruffo che offrono comunque uno spettacolo incantevole a picco sul mare ma che magari meriterebbero migliori fortune.

Un centro questo che sa affascinare con le sue bellezze e la sua storia da raccontare, da assaporare piano, magari riflettendo sul suo lunghissimo lungomare che offre uno dei tramonti più belli della provincia Reggina e che nel periodo estivo acquisisce una vivacità che pochi altri centri limitrofi possono vantare.

Un borgo marino dove l’Aspromonte precipita nel Tirreno, una bellezza ancestrale, prorompente, un contrasto forte che rapisce il pensiero, un concentrato che necessariamente merita migliori fortune.

(l’articolo è stato anche pubblicato nella rubrica Ecoturismo e Beni Culturali del periodico La voce del Sud)

fontana monumentale

 

I Bronzi che uniscono lo Stretto di Scilla e Cariddi

il volto ed i dettagli del bronzo a
I dettagli del volto del Bronzo A

Un convegno quello che si è svolto tra il 25 ed il 26 di ottobre che fa ben sperare su più fronti come quelli delle sinergie proposte, degli argomenti trattati e degli spunti di riflessione lasciati sul tavolo del confronto.

Il tema dell’appuntamento è stato “I Bronzi di Riace e la Bronzistica di V secolo a.C:”, ed è stato promosso in sinergia dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ed Il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (Dicam) dell’Universita di Messina. Il convegno deve però rappresentare un punto di partenza verso l’affermazione di un’area culturale integrata di respiro sempre più internazionale per i temi oggetto dell’appuntamento.

La due giorni ha annoverato nel comitato organizzatore i prof. Elena Caliri, Daniele Castrizio, Mariangela Puglisi, Elena Santagati e Ivana Vacirca e nel comitato scientifico Gioacchino Francesco La Torre, Daniele Castrizio, Elena Caliri, Mariangela Puglisi, Lorenzo Campagna, Fabrizo Mollo, Caterina Ingoglia, Grazia Vera Spagnolo e Elena Santagati.

La prima parte del simposio si è svolta nella casa dei Bronzi di Riace, il Museo di Reggio dove i relatori hanno affrontato il tema dell’inquadramento storico e archeologico dando ampio spazio all’analisi delle fonti come il “Catalogo delle statue di Taziano” ed un approfondimento sul grande Bronzista Pitagora di Reggio di cui Plinio ci narra la cura maniacale nei dettagli nella realizzazione delle opere. Successivamente si è passati all’esposizione di alcune tesi ricostruttive e alla possibile identificazione delle due statue che da troppo tempo vivono un approccio spesso limitato alla bellezza intrinseca dell’opera senza mai superare il primo impatto per cercare delle risposte agli interrogativi che gli studiosi da tempo si pongono.

In conclusione della prima giornata di lavori una “tavola rotonda” dal tema “Comunicare i Bronzi di Riace nell’era dei Social, la percezione attraverso i media vecchi e nuovi” che ha permesso di fare un po’ il punto dello stato dell’arte e dove sul tavolo del confronto è stato posto l’accento anche sulle varie problematiche dei trasporti per giungere fino al Museo reggino.

La seconda parte del convegno che ha avuto come sede l’aula magna del Dicam dell’Ateneo Messinese ha sviscerato temi come la tecnica, il restauro e l’archeometria.

Tantissimi i qualificati relatori che hanno partecipato anche a questa seconda parte del convegno ma fra tutti mi piace citare i professori Matsumoto dell’Università di Belle Arti di Musashino e Hada dell’Università Internazionale Cristiana di Tokyo che hanno esposto i loro monumentali studi sulle tecniche di costruzione dei Bronzi di Riace.

Tanti gli spunti offerti durante le varie esposizioni, dalle motivazioni delle patine diverse dei due Bronzi, allo studio delle terre di fusione che escludono l’origine fuori dalla Grecia delle due statue, con una buona possibilità di individuare l’Argolide come luogo d’origine.

Per quanto riguarda il rame utilizzato nella lega per la creazione del bronzo, proviene da luoghi diversi del Mediterraneo e per il Bronzo A è da inquadrare nell’area Occidentale del Mare Nostrum e per il Bronzo B l’origine è Cipriota.

Come si diceva in apertuta, tanti gli elementi che fanno ben sperare e che sono figli di quella due giorni, come la sempre più solida collaborazione tra il Museo di Reggio e l’Università di Messina che vanno ad irrobustire quel ponte culturale nell’area dello Stretto e poi il MArRC che diventa luogo deputato quasi naturalmente per lo studio dei due capolavori da Riace.

Adesso però la sfida è quella della pubblicazione degli atti del convegno, che sarà curata dal direttore del Museo, Carmelo Malacrino e dal Prof. Daniele Castrizio, veri motori dell’iniziativa e che dovrà divenire elemento imprescindibile per l’approfondimento scientifico e non, legato ai Bronzi di Riace al fine di dare qualche risposta con dati scientifici alle domande su questi due capolavori ed andare oltre quell’approccio basato sul mistero ed il canone di bellezza, che per troppo tempo ha accompagnato i due Bronzi.

Domenico Guarna

 

La via dei borghi a Bovalino e Condojanni

La via dei borghi a Bovalino e Condojanni

Torna La via dei borghi con il recupero della tappa  di Bovalino e Condojanni, due perle nascoste e poco conosciute della fascia Jonica reggina.

Sarà un affascinante viaggio tra paesaggi, religiosità e fortificazioni medievali che sapranno coinvolgere e narrare pagine poco note della nostra storia.

Visiteremo a Bovalino il castello, la casa del Beato Camillo Costanzo, il museo diocesano, la chiesa della Madonna della Neve, la chiesa della Madonna Immacolata e del Rosario per poi lasciarci rapire dalle bellezze della piccola biblioteca “BiblioTè”, del castello medievale e dalla chiesa di Sant’Antonio a Condojanni.

Condojanni
Inserisci una didascalia

 

DESCRIZIONE:

Bovalino Superiore è situato sul dorso di una lunga collina, a circa 210 metri sul livello del mare, dista 4 Km. da Bovalino M. e 2 da Benestare. E’ attraversata dalla vecchia Statale 112: Bovalino – Bagnara Calabra che taglia l’Aspromonte. Un tempo conteneva il borgo della Guarnaccia, non molto distante dal paese, ed era separato da un ponte e da una porta, che anticamente si chiudeva quando sovrastava qualche pericolo d’incursione straniera o di briganti. Aveva un maestoso castello, costruito dal Conte Ruggero, ben fortificato. Benché danneggiato dal terremoto del 1783, fu inutilmente di­strutto e, dopo un successivo sbancamento fu costruita una strada comunale su parte dell’antico maniero.

Condojanni è una frazione del comune di Sant’Ilario dello Ionio, situato a circa 1,1 Km dal centro comunale, a 159 m sul livello del mare, ha una popolazione di circa 80 abitanti[1]. Fino al 1811 fu comune autonomo e capoluogo di una contea che comprendeva anche Sant’Ilario dello Ionio e Ciminà. Le prime notizie certe risalgono però al medioevo quando la contea di Condojanni entrò in possesso dei Ruffo e fu costruito il castello. Il terremoto del 1783 distrusse gran parte delle abitazioni rimaste e nel 1811 il territorio di Condojanni venne annesso al comune di Sant’Ilario dello Ionio.

 

PROGRAMMA

Ore 09:30 Appuntamento a Bovalino Marina (Sopra la galleria della 106)

Ore 10:00 Partenza per Bovalino Superiore e visita del Borgo

Ore 12:30 Pausa pranzo a sacco a cura dei partecipanti

Ore 14:00 Partenza per Condojanni

Ore 14:30 Arrivo a Condojanni e visita del Borgo

Ore 16:30 Fine dell’escursione

 

SCHEDA TECNICA:

Itinerario T (Turistico Culturale)

Difficoltà: Facile

Tempi: 3h (escluso soste)

Adatto ai bambini: SI (se accompagnati da un adulto)

PRENOTAZIONE:

Obbligatoria entro e non oltre il 15 novembre ai numeri: 347-0844564 (Carmine) oppure al Numero 348- 9308724 (Domenico)

Iscrizioni a numero chiuso: fino ad un massimo di 50 partecipanti

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:

Indumenti adatti al periodo (a strati), cappellino, occhiali da sole, scarpe da ginnastica, crema protezione solare (facoltativa), macchina fotografica.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Quota di partecipazione 5€ a persona (escluso i soci FIE Pro-Loco di Brancaleone)

N.B.

Non è prevista alcuna forma di assicurazione infortuni, si esonera l’organizzazione da qualsiasi responsabilità civile o penale che possa derivare dalla giornata.

Il programma potrà subire delle modifiche  e/o integrazioni che saranno comunicate al gruppo durante il corso della giornata

Il Duomo ed i suoi “ricordi di pietra”

Duomo Reggio Calabria

Spesso accade che la Cattedrale di una città ne diventi simbolo, ma il Duomo di Reggio oltre a divenirne simbolo ne ha seguito per secoli le vicende storiche, venendo fondato in questa parte di città in contrapposizione alla Cattolica dei greci che insisteva nei pressi della banca sopra l’odiera Piazza Italia.  Successivamente i suoi splendori barocchi (di cui ne resta eccellente testimonianza nella Cappella del Sacramento)  furono danneggiati dai terremoti e  proprio la scalinata dell’edificio sacro fu teatro degli scontri Garibaldini. Testimonianza invece di alcuni rifacimenti vengono ricordati nella lapide del 1682 di cui poco più giù parleremo.

L’edificio moderno segue quel filo rosso che collega quasi tutte le chiese della nostra città realizzate nell’ultima ricostruzione, (eccezion fatta per la chiesa “Pepe”, la “Graziella” a Sbarre e Sant’Antonio ad Archi che sono molto più antiche)  quella a seguito del catastrofico terremoto del 1908, e cioè dentro un edifico novecentesco sono sempre custodite tracce di un passato molto più antico.

Questa volta ci soffermeremo su testimonianze scritte, delle lapidi, che provengono da periodi molto diversi, anzi le prime due furono realizzate in un tempo a noi molto prossimo metre la terza come già detto è databile al 1682.

Ma andiamo con ordine e partiamo da queste prime due lapidi collocate tra le porte d’ingresso della Cattedrale:

I due manufatti sono databili al 1978 e 1980 riferibili quindi all’opera di pastore della diocesi del vescovo Aurelio Sorrentino e furono volute su impulso di quest’ultimo da due papi differenti. La prima da Paolo VI che innalza a Basilica Minore la Cattedrale dei Reggini riconoscendole la sua importanza storica, per le memorie custodite e per l’opera pastorale che viene svolta.

La seconda lapide invece, voluta da Papa Giovanni Paolo II, rimanda all’origine del cristianesimo sulla sponda calabra dello Stretto con la venuta di San Paolo nel 58 d.C. e la nomina di Stefano da Nicea primo vescovo dei reggini, che vengono con autorità papale nominati rispettivamente patrono principale e patrono secondario della diocesi.

La terza lapide invece ha un passato molto più antico con una piccola appendice nell’ultimo secolo di storia reggina:

Lapide del 1682 del Duomo di Reggio Calabria

La lapide che testimonia l’importanza della sede vescovile reggina ricorda l’opera di risistemazione dell’edificio di culto voluta dal vescovo spagnolo Martino Ybanez di Villanueva e recita così (la traduzione proviene dal sito ufficiale della cattedrale www.cattedralereggiocalabria.it)

“ A Dio Ottimo Massimo. All’ Alma Vergine Madre Assunta al Cielo (intitolata) la Chiesa Reggina, Metropoli della Magna Grecia di un tempo, madre e capo di province, fondata nell’anno 58 dall’Apostolo Paolo, affidata al suo discepolo il martire Stefano, 1° Vescovo dei Reggini.
Per la cura dei beni spirituali l’Arcivescovo reggino della Calabria Ulteriore e Metropolita della stessa, Archimandrita di Ioppolo, Abate di S. Dionigi, è a capo di dieci Chiese Cattedrali, i cui Vescovi sono suffraganei, quello di Bova, di Cassano, di Catanzaro, di Crotone, di Gerace, di Nicastro, di Nicotera, di Oppido, di Squillace, di Tropea;
per la cura dei beni temporali, è alla presentazione del Re cattolico e Consigliere della regia Maestà, Conte della città di Bova e della campagna di Africo, Barone di Oppido di Castellace con giurisdizione di pura e mista sovranità, per concessione data dall’imperatore Enrico VI nell’anno 1199 e confermata da Federico II nell’anno 1223.
Martino Ybanez di Villanueva, spagnolo dell’Ordine della SS. Trinità, avvocato e qualificatore della Santa e Generale Inquisizione Spagnola, dottore e primo cattedratico della Scuola complutense di Sacra Teologia, dall’Episcopato di Gaeta Arcivescovo di Reggio, con la misericordia di Dio restaurò all’interno e all’esterno e riportò allo stato presente tutta questa  spagnolo dell’Ordine della SS. Trinità, avvocato e qualificatore della Santa e Generale Inquisizione Spagnola, dottore e primo cattedratico della Scuola complutense di Sacra Teologia, dall’Episcopato di Gaeta Arcivescovo di Reggio, con la misericordia di Dio restaurò all’interno e all’esterno e riportò allo stato presente tutta questa Chiesa, deforme e quasi crollata per la vetustà. Nell’anno del Signore 1682.”

La stele, come ricordato nell’iscrizione novecentesca in basso,  era collocata sul fronte del vecchio Duomo e subì dei danni (com’è facile vedere dalla foto) durante il terremoto del 1908 e venne poi ricomposta e collocata all’interno del Duomo moderno dal vescovo di Reggio Enrico Montalbetti nel 1939.

Reggio ed i suoi monumenti aspettano solo di essere scoperti e raccontati. Per farlo bisogna munirsi di occhi curiosi con approcci lenti perchè talvolta anche dei marmi ci raccontano storie vecchie di secoli o addirittura di millenni.

“Quattru petri”… o forse no.

Spesso ci diciamo che la bellezza è nascosta in piena vista, troppo spesso presi da ritmi di vita frenatici e per poca curiosità diamo quasi per scontati e per poco interessanti testimonianze che ci parlano di glorie passate e di pagine di storia cittadina che ogni reggino dovrebbe conoscere almeno per sommi capi, così tanto per evitare i soliti tormentoni triti e ritriti antistorici ed autolesionistici tipo “Riggiu non vindiu mai ranu” o il tombale “non c’è nenti”

Ad esempio, così tanto per citar qualche bellezza in luoghi conosciuti a tutti come lo splendido Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria potremmo fare pochi passi dal Museo Archeologico della Magna Grecia per andare a scoprire una delle tombe rinvenute durante i lavori di scavo per la realizzazione dello stesso Museo. La tomba, alle spalle di una nota gelateria, è sorella di quelle ancora oggi visibili nel piano interrato del Museo rimaste intatte e inalterate rispetto alla loro condizione originaria.

Ma continuiamo sempre sullo stesso asse viario, il Lungomare reggino, che dovrebbe necessariamente divenire un vero giardino privo di strutture ingombranti che andrebbero ripensate e ricollocate in altra sede per lasciare finalmente spazio ai monumentali Ficus Magnolia e permettere a quest’ ultimi di trovare con le loro radici quella terra che da troppo tempo non riescono a raggiungere e che nonostante i ripetuti avvertimenti (leggi caduta rami) noi continuiamo a circoscrivere in angusti spazzi non più sufficienti.

Attraversato quindi questo lungo viale sospeso sull’azzurro intenso dello Stretto arriviamo nella prima area Archeologica che arricchisce questa passeggiata, le mura greche della città.

Il sito, che meriterebbe maggiore visibilità e comunicazione, ci parla di un passato glorioso ed importante.  La teoria più accreditata vuole l’edificazione delle mura intorno al IV sec. a.C. quando la città dopo la caduta per mano del tiranno Dionisio di Siracusa venne ripoliticizzata e riorganizzata dal figlio Dionisio il Giovane dal 356 a.C in poi.

Il sito presenta oggi solo la zoccolatura in arenaria con una doppia cortina di pietre parallele che lasciva un spazio interno, un tempo riempito per dare solidità con terra e pietrisco, su questa base poi si ergeva  il muro in mattoni cotti che presentavano i bolli che certificavano talvolta il nome del produttore ed in alcuni casi la destinazione del mattone stesso con su stampigliato “delle mura”, “dei reggini”.

Volendo ci si potrebbe anche fermare qui, e spesso questa scelta è forzata visto che si attende un’apertura sistematica di questo sito magari mettendolo anche a profitto di chi lo gestisce, ma c’è una nota positiva, visto che il sito finalmente può godere di una pulizia più ravvicinata nel tempo e comunque se realmente non ci si vuole fermare qui, basta procede ancora per pochi passi verso la stazione centrale di Reggio per gettare lo sguardo sul sito archeologico delle Terme Romane con i suoi ambienti ed il suo mosaico pavimentale.

Abbiamo fatto poco più di un chilometro eppure di cose ne abbiamo viste ed immaginate e ci siamo fermati solo a panorama, alberi e storia, senza neanche fare soste nei vari chioschi a gustare le specialità enogastronomiche del nostro territorio eppure la cappa dell’occasione mancata dell’incompiuta spesso dopo un po’ ci assale.

Forse perché troppo spesso a quei tormentoni iniziali noi reggini ne aggiungiamo uno ancora più pesante che come piombo appesantisce il volo di questa Città. Diciamocelo pure, per molti di noi quelle sono solo “quattro pietre” anzi “quattru petri” perché forse non riusciamo a comprenderci, non riusciamo a capire che presentarci in modo così “Tafazziano” è solo autolesionistico, è come se un venditore di petrolio durante la trattativa desse fuoco ai barili per impressionare l’acquirente.

Forse prima di proporci dovremmo realmente capire chi siamo ed accompagnare questo con il contorno fatto di divertimento e tanto altro ancora, prendendo spunto ancora una volta dalla cucina dove il piatto forte non è mai stato il contorno.

 

La via dei borghi a Gallicianò-Amendolea

index

Sarà nel cuore dell’Area Grecanica la seconda tappa del progetto La Via dei Borghi.

Tra Gallicianò ed Amendolea andremo alla scoperta delle radici della nostra cultura più antica.

Si partirà da Gallicianò, quella che molti ritengono l’Acropoli dei Greci di Calabria dove dopo l’inagurazione dell’area dei frantoi tornata nuovamente fruibile grazie all’impegno del Centro Strudi, si partirà alla scoperta delle bellezze del Borgo da sempre punto di contatto tra oriente ed occidente.

Nel pomeriggio si partirà alla volta del borgo fortificato di Amendolea con il suo castello, le tante chiese e con i suoi paesaggi suggestivi sul gigante d’argento, la fiumara Amendolea, che disegna tra i suoi tornanti un paesaggio quasi onirico.

Il programma prevede il raduno nei pressi del ponte sull’Amendolea subito dopo il centro abitato di San Carlo (località Passomasseria).

IMG_20170427_155159

(GOOGLE MAPS DEL PUNTO DI RADUNO)

 

Successivamente si procederà verso Gallicianò dove visiteremo il borgo e verranno presentati i lavori di risistemazione dell’area dei frantoi dove per l’occasione verrà  celebrata l’inaugurazione dell’opera di Davide Mina. Nel pomeriggio si effettuerà la visita dell’antico borgo di Amendolea dove sarà allestita la mostra dell’artista Maria Manti (volontaria servizio civile nazionale Pro loco Condofuri).

Durante la giornata sarà lanciato il contest fotografico con la collaborazione di IG_Calabria con hashtag che sarà #IG_VALLEAMENDOLEA.

RADUNO PARTECIPANTI/REGISTRAZIONE  9.00

PARTENZA VERSO GALLICIANO’ 9.30 (lo spostamento avverà in macchina)

INIZIO PERCORSO VISITA AI FRANTOI ED AL BORGO ORE 10.30

PAUSA PRANZO DALLE 12.30 ALLE 14.00 A CURA DEI PARTECIPANTI (C’E’ LA POSSIBILITA’ DI PRENOTARE I PANINI AL COSTO DI 5 EURO CON PRENOTAZIONE ANTICIPATA CONTATTANDO I NUMERI 3402178647  3402967971)

ALLE ORE 14.00 PARTENZA DIREZIONE AMENDOLEA (lo spostamento avverrà in macchina)

ALLE ORE 15.00 VISITA DEL BORGO DI AMENDOLEA CON IL SUO CASTELLO E LE SUE CHIESE.

DATI ESCURSIONE

COMUNE: CONDOFURI

ESCURSIONE: T (TURISTICA)

DIFFICOLTA’: BASSA

DISPONIBILI MAX 50 POSTI

RACCOMANDAZIONI

VESTIARIO COMODO

MACCHINA FOTOGRAFICA

INFO

Tel: 3489308724 Domenico o 3470844564 Carmine

Web: ilgiardinodimorgana.wordpress.com o kalabriaexperience.altervista.org

L’ESCURSIONE PREVEDE UN CONTRIBUTO ALLE ATTIVITA’ DELLE ASSOCIAZIONI DI 5 EURO (CHE RESTA COMUNQUE LIBERO E VOLONTARIO)

Prenotazioni entro il 05/05/2018

L’ESCURSIONE NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ASSOCIAZIONE  DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA DERIVANTE DA INFORTUNI.

La via dei borghi a Motta-Lazzaro

Motta San Giovanni-Lazzaro

Sarà la tappa di Motta San Giovanni e Lazzaro a dare il via al progetto “La via dei Borghi”.

Un territorio ricco di bellezze archeologiche, storiche e paesaggistiche con il suo famoso Castello di Santo Niceto che rappresenta l’eccellenza di quest’area che non sarà l’unica attrazione di giornata. L’escursione si arricchirà con la visita all’Antiquarium di Lazzaro e con l’unicità della visita al parco archeologico poco distante.

Sarà perciò un itinerario alla scoperta della storia dell’intero territorio di Motta San Giovanni e non solo, anche di pagine di storia che interessano l’intero bacino del Mediterraneo.

Il programma prevede il raduno presso la rotatoria (la prima di Lazzaro provenendo da Reggio) che interseca la via Magna Grecia che in pochi minuti porta a Motta San Giovanni.

(link google maps luogo del raduno dei partecipanti)

Giunti nel punto di inizio percorso Trekking, procederemo per circa un’ora a piedi tra i paesaggi dell’agro del comune di Motta S.G. prima di giungere alla fortezza di Santo Niceto con i suoi suggestivi panorami.

Dopo la visita e la pausa pranzo con degustazione di profotti tipici si rientrerà al luogo di parcheggio per poi scendere a Lazzaro per completare la giornata con la visita all’Antiquarium ed al vicino sito archeologico.

Durante la giornata si effettuerà il contest fotografico con la collaborazione di IG Calabria con hashtag di giornata #IG_MottaSanGiovanni

RADUNO PARTECIPANTI/REGISTRAZIONE ROTATORIA LAZZARO ALLE ORE 9.00

PARTENZA VERSO MOTTA S.G. 9.30 (lo spostamento avverà in macchina)

INIZIO PERCORSO TREKKING VERSO IL CASTELLO ORE 10.00

ARRIVO AL CASTELLO E VISITA 11.00 – 12.00

PAUSA PRANZO DALLE 12.00 ALLE 14.00 A CURA DEI PARTECIPANTI

ALLE ORE 14.00 TREKKING DI RITORNO VERSO LE AUTOMOBILI

VISITA ALL’ANTIQUARIUM DI LAZZARO ALLE 15.30

VISITA SITO ARCHEOLOGICO DI LAZZARO ALLE 16.30

DATI ESCURSIONE

COMUNE: MOTTA SAN GIOVANNI

ESCURSIONE: T (TURISTICA)

DIFFICOLTA’: BASSA

RACCOMANDAZIONI

VESTIARIO COMODO

MACCHINA FOTOGRAFICA

INFO

Tel: 3489308724 Domenico o 3470844564 Carmine

Web: ilgiardinodimorgana.wordpress.com o kalabriaexperience.altervista.org

L’ESCURSIONE PREVEDE UN CONTRIBUTO ALLE ATTIVITA’ DELLE ASSOCIAZIONI DI 5 EURO (CHE RESTA COMUNQUE LIBERO E VOLONTARIO)

 

Prenotazioni entro il 14/04/2018

L’ESCURSIONE NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ASSOCIAZIONE  DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA DERIVANTE DA INFORTUNI.

Pietrapennata

Questa settimana per #PilloleDiStoria ospitiamo un articolo di Carmine Verduci che ci racconta di Pietrapennata e della Madonna della Lica.

Buona lettura…

Pietrapennata è un piccolo borgo semiabbandonato che appartiene al comune di Palizzi in provincia di Reggio Calabria svettante a 670 metri sul livello del mare ai piedi del Monte Gallo. Le sue origini sono antiche, come del resto la maggior parte dei borghi del nostro entroterra, basti pensare che i primi abitanti furono probabilmente degli individui provenienti da Malta, come appunto testimoniano ricerche e idiomi ancora oggi in uso presso la popolazione locale dove gli abitanti di Pietrapennata vengono ancora chiamati “martisi”.

Il borgo non ha una struttura urbana di tipo classico medievale con castello e fortificazioni, ma nasce e si sviluppa come insediamento rurale che anticamente aveva generato dei profondi contrasti con la vicina Palizzi (oggi più comunemente chiamata Palizzi Superiore). Tra gli abitanti dei due paesi infatti vi erano profonde divergenze dovute alle diverse culture. Pietrapennata è unito alla stessa sorte di Palizzi Superiore nel lento e inesorabile spopolamento dovuto all’emigrazione che sta svuotando non pochi centri storici dell’entroterra Calabrese.

Giungendo al vecchio borgo di Pietrapennata si intravedono i ruderi delle antiche abitazioni dove nella parte bassa del borgo si vedono ancora qua e là le mura di case costruite con pietra locale, il “marmo brecciato di Palizzi”

A far da cornice a questo borgo è sicuramente la “rocca di Sant’Ippolito” come una “piuma di pietra” che deve aver affascinato molto anche Edward Lear che trovandosi a passare da queste parti scrive nel suo “Diario di un viaggio a piedi” nell’  anno 1847:

“Oh, boschi rari di Pietrapennata! Io non ricordo di aver visto un più bel posto di quello della «roccia alata», nominata appropriatamente «piumata» com’è sin dalla base alla cima.”

Probabilmente è a questo elemento naturale che il borgo deve il nome. Altra ipotesi è quella che suggeriscono gli anziani che ritengono che il nome deriverebbe dal termine in dialetto “pinnata” che significa “capanna” e appunto “pietra della capanna”. Quel che emerge da ricerche storico-archeologiche, è che nei pressi di Palizzi sorgeva un monastero, e che questo avesse a che fare con il Santuario della Madonna della Lica o dell’Alica (a circa 2km di distanza da Pietrapennata).  Questa teoria vuole che il monastero di Sant’Ippolito abbia successivamente dedicato alla Vergine della Lica, una statua in marmo di Alabastro di scuola Gaginiana, che oggi è possibile ammirare nella chiesa dello Spirito Santo nel centro storico di Pietrapennata.

La statua a mezzobusto della Madonna pare sia arrivata sin qui dalla Sicilia e sbarcata miracolosamente nella marina di Palizzi all’alba della battaglia di Lepanto in occasione della quale i cristiani fermarono definitivamente l’avanzata Musulmana in occidente. Grazie alle ricerche storiche, possiamo certamente dire che la chiesa della Lica in effetti non fosse altro che una Grangia dello stesso monastero di Sant’Ippolito che cambiò il titolo in occasione dell’evento storico di Lepanto e dell’arrivo di questa statua.

Cronache storiche ci narrano anche della festa della Madonna che ogni anno aveva luogo l’8 Maggio, con una grande fiera che i monaci organizzavano nella vallata antistante la chiesa. Un evento di forte richiamo per le genti del territorio, che per fede e per necessità si recavano in carovana in questa valle che un tempo era coltivata, come ci dimostrano i muretti a secco che oggi cadenti e quasi scomparsi, ci danno la prova certa di ciò che questo luogo è stato nei secoli addietro.

I ruderi dell’ antica abbazia della Madonna della Lica sono ancora meta di appassionati ed escursionisti. Oggi questo luogo vede centinaia di gruppi che scelgono di giungere sin qui per ammirare ciò che resta di quello che le cronache indicano come santuario. Sull’etimologia del nome Madonna della Lica o dell’Alica, alcune ipotesi dettate dal grande ricercatore e storico Domenico Minuto, asseriscono che i termini “Alica e Alicia” si trovavano già nel XVII° secolo e sembrano avvalorare la certezza che in quell’epoca nella bovesìa il significato della parola volgare “lega o Liga” era meno nota dell’attuale termine greco “Alithia” termine che ancora oggi è comune nell’area Ellenofona anche nelle varianti di Alìsia e Alìa che significa appunto “la verità”.

Chiunque giunge a Pietrapennata sicuramente si troverà di fronte un piccolo paesino ancora caratterizzato da piccole case umili in pietra locale, talvolta incastonate tra le rocce.

Colpisce la visione dello scenario intorno a questo posto, le case abbandonate, il silenzio, il vento, la rocca di Sant’Ippolito che maestosa e sinistra sembra imporsi in questo contesto, macchiato dalla modernità dei ripetitori piantati come alberi sulla cima di Punta Gallo. Qui il silenzio a volte è sconvolgente, ti lascia quasi l’amaro in bocca quando te ne vai. Sicuramente giungere a Pietrapennata non è qualcosa di adatto per chi ama la frenesia turistica di altri centri calabresi che rientrano tra le eccellenze turistiche del territorio. Giungere a Pietrapennata significa fare un salto nel passato, constatando che l’abbandono di questo borgo sta determinando la lenta morte di un Aspromonte che ancora cela dei tesori incompresi, delle perle che difficilmente le masse potranno cogliere se non motivate da una forte necessità di comprendere la Calabria quella della gente, quella della resistenza. Troppo spesso invece questa terra ha generato lente distruzioni di popoli e di storia che altrove avrebbero trovato senz’altro un motivo per resistere e rinascere.

 

Carmine Verduci

 

 

La via dei Borghi a Bova

 

Bova

Ha un forte contenuto storico e culturale questa prima tappa de “La via dei Borghi”.

Bova con la tradizionale processione delle Palme è il luogo ideale per dare il via a questo progetto che mira  a riscoprire i valori identitari della nostra terra.

La processione di queste figure femminili che nel territorio sono anche conosciute come Persephoni o Pupazze vanta delle radici antichissime, forse addirittura ricollegabili ai riti dedicati a Persephone e alla madre Demetra.

Queste pagine di storia e di cultura popolare si coniugano inscindibilmente con il fascino dell’antico e nobile abitato di Bova con i suoi scorci naturalistici superbi e le sue tante ricchezze architettoniche e culturali.

Il programma prevede il raduno presso il campo sportivo di Bova Marina per poi procedere verso l’abitato interno di Bova classificato tra i borghi più belli d’Italia.

punto partenza
Campo sportivo di Bova Marina

 

(link google maps luogo del raduno dei partecipanti)

Successivamente si assisterà alla processione delle Palme per gli antichi vicoli del paese fino a giungere alla concattedrale di Santa Maria dell’Isodia.

Chi vorrà potrà assistere alla funzione religiosa o alternativamente partecipare alla visita dei ruderi del castello di Bova.

Successivamente si procederà verso Piazza Roma per l’ultimo rito della processione, lo smembramento delle Palme. Sempre a Piazza Roma si potranno degustare dietro offerta libera le Musulupe e gli Nguti.

Dopo la pausa pranzo si effettueranno le visite alle chiese di San Leo, dello Spirito Santo, percorreremo il sentiero della civiltà contadina ed infine conosceremo meglio Palazzo Nesci.

Per chi vorrà trattenersi alle 16.00 presso la chiesa dello Spirito Santo ci sarà un seminario dal titolo “Identità grecanica nella rete museale calabrese” al termine del quale ci sarà una degustazione della frittata pasquale e del formaggio tipico Musulupa a cura di AIAB Calabria.

Durante l’escursione si svolgerà il contest fotografico INSTAGRAM  promosso da IG_CALABRIA dal titolo #IG_BOVA

 

PROGRAMMA

RADUNO PARTECIPANTI/REGISTRAZIONE AL CAMPO SPORTIVO DI DOVA MARINA ALLE ORE 8.30

ARRIVO ALLA CHIESA DI SANTA CATERINA DI BOVA ALLE 9.30 (lo spostamento avverà in macchina)

INIZIO PROCESSIONE ORE 10.00

FUNZIONE RELIGIOSA ORE 10.45 O IN ALTERNATIVA VISITA AL CASTELLO DI BOVA

DISCESA VERSO PIAZZA ROMA 11.30

PAUSA PRANZO DALLE 12.30 ALLE 14.00 A CURA DEI PARTECIPANTI AI QUALI SI RICORDA CHE SARA’ POSSIBILE DEGUSTARE I PRODOTTI TIPICI PRESSO I VARI LOCALI DEL BORGO

INIZIO  ALLE ORE 14.00 DELLE VISITE POMERIDIANE CHE PREVEDONO L’INGRESSO NELLA CHIESA DI SAN LEO E DELLO SPIRITO SANTO E POI IL RACCONTO DEL SENTIERO DELLA CIVILTA’ CONTADINA E DI PALAZZO NESCI.

ALLE 16.00 LE ATTIVITA’ SARANNO CONCLUSE MA SI CONSIGLIA LA PARTECIPAZIONE ALL’INTERESSANTE CONVEGNO ORGANIZZATO PRESSO LA CHIESA DELLO SPIRITO SANTO CHE AVRA’ COME TEMA “Identità grecanica nella rete museale calabrese” al termine del quale ci sarà una degustazione della frittata pasquale e del formaggio tipico Musulupa a cura di AIAB Calabria.

DATI ESCURSIONE

COMUNE: BOVA

ESCURSIONE: T (TURISTICA)

DIFFICOLTA’: BASSA

RACCOMANDAZIONI

VESTIARIO COMODO

MACCHINA FOTOGRAFICA

OCCHIALI DA SOLE

MAX 30 PARTECIPANTI

INFO

Tel: 3489308724 Domenico o 3470844564 Carmine

Web: ilgiardinodimorgana.wordpress.com o kalabriaexperience.altervista.org

L’ESCURSIONE PREVEDE UN CONTRIBUTO DI 3 EURO PER LA VISITA DELLE CHIESE. IL CONTRIBUTO PER LE ATTIVITA’ DELLE ASSOCIAZIONI DI 5 EURO ( CHE RESTA COMUNQUE LIBERO E VOLONTARIO)

 

Prenotazioni entro il 24/03/2018

L’ESCURSIONE NON PREVEDE FORMULE ASSICURATIVE CONTRO INFORTUNI, PERTANTO CHI PARTECIPA LO FA A TITOLO PERSONALE ESONERANDO L’ASSOCIAZIONE  DA OGNI EVENTUALE RESPONSABILITA’ CIVILE, PENALE O AMMINISTRATIVA DERIVANTE DA INFORTUNI.